Sul Mes si rischia la crisi: tornano i fantasmi della scorsa estate per il governo

di Enzo Boldi | 30/06/2020

  • Stavolta il Papeete non c'entra

  • A far rischiare il governo è la posizione sul Mes

  • Conte può dire sì o no, ma scontenterebbe comunque qualcuno

Le crisi arrivano d’estate. Sarà il caldo, sarà che due forze politiche eterogenee tendano a slegarsi con l’arrivo delle alte temperature, ma in Italia – per la seconda stagione estiva consecutiva – si rischia di arrivare a un’irreparabile frattura all’interno dell’Esecutivo. E se lo scorso anno furono le ambizioni personali (e di partito) a decretare la fine dell’esperienza gialloverde, questa volta sono i soldi del Mes: quei 36 miliardi da chiedere alla UE stanno dividendo Pd e Movimento 5 Stelle come non mai. E ad acuire le tensioni c’è la posizione di Giuseppe Conte che sembra voler rimandare la decisione al mese di settembre.

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Ieri la levata di scudi da parte di Nicola Zingaretti che ha chiesto agli alleati di governo di mettere da parte le proprie posizioni ideologiche e valutare seriamente la possibilità di accedere a quel fondo Salva Stati che per l’Italia equivale a 36 miliardi di euro da destinare alla spesa sanitaria e a quanto correlato a essa. Ma i pentastellati hanno ribadito il loro no attraverso le parole di molti rappresentanti: dal ministro Patuanelli al capo politico Vito Crimi.

Mes, l’attendismo di Conte (che rischia grosso)

E alla fine arriva Conte. Il presidente del Consiglio sembra voler scegliere una posizione attendista con un rinvio della discussione a settembre. Quella lettera di Zingaretti (pubblicata lunedì 29 giugno sul Corriere della Sera), ha scosso l’esecutivo. Da Palazzo Chigi, però, arriva la consapevolezza che dire sì al Mes provocherebbe un’inevitabile crisi di governo, con il Movimento 5 Stelle che potrebbe far saltare il banco. Insomma, tra luglio e agosto si rischia una riedizione di quanto accaduto la scorsa estate (con la vicenda del Papeete, annessi e connessi).

Il Pressing e le soluzioni di continuità

Per il momento nulla si muove. Il Presidente del Consiglio è chiamato a una scelta che, volente o nolente, scontenterà una delle due principali forze politiche alla guida dell’esecutivo. Dire no o dire sì (attraverso un voto parlamentare che, per numeri, potrebbe rappresentare una Caporetto per Giuseppe Conte) pone il governo in una posizione di difficile sopravvivenza. E si avvicina il maledetto agosto della politica italiana.

(foto di copertina: da profilo Instagram di Giuseppe Conte)

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