La famiglia di Orso al governo: «Abbiamo pianto Lorenzo e non facciamo nulla per impedire questa guerra?»

di Gianmichele Laino | 10/10/2019

Lorenzo Orsetti
  • Lorenzo Orsetti ha combattuto nel nord della Siria contro l'Isis per lo YPG

  • Il padre Alessandro ha scritto una lettera alle autorità italiane

  • Chiede che possa essere condannato l'attacco della Turchia alla Siria del Nord

La storia di Lorenzo Orsetti la conosciamo tutti. Volontario, si è arruolato con lo YPG e ha difeso insieme alle milizie curde i confini della Siria, svolgendo un ruolo determinante nella lotta contro l’Isis. La sua morte è stata riconosciuta come quella di un partigiano internazionalista e antifascista e ha fatto commuovere parte di un’opinione pubblica che ha visto in lui un esempio, forse anacronistico, di difesa dell’ideale. Ora, la famiglia di Orso – come era conosciuto ai più – è intervenuta per commentare l’inizio dell’invasione della Turchia nella Siria del Nord e i problemi che ciò causerà al popolo curdo.

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Lorenzo Orsetti, il padre: «Non rendiamo vano il suo sacrificio»

Il padre Alessandro Orsetti si è rivolto direttamente alle autorità istituzionali italiane per sollecitare una loro presa di posizione contro l’atto di forza di Recep Tayyp Erdogan, sotto gli occhi della comunità internazionale e della Nato. «Attraverso la sua scelta di vita e la sua morte – è il messaggio contenuto in una lettera aperta -, ha fatto conoscere a tanti la realtà che si sta costruendo nel Rojava, dove la democrazia nasce dal basso».

Poi, entra più nello specifico, sottolineando l’esperienza personale di Lorenzo Orsetti: «Se abbiamo pianto Lorenzo – scrive – riconoscendo la bellezza del suo gesto, davvero non vogliamo far nulla per impedire questa guerra? Molti hanno pianto Lorenzo, non facciamolo morire nuovamente, facendo morire gli ideali e la causa per la quale si è sacrificato».

L’appello del padre di Lorenzo Orsetti contro l’attacco della Turchia alla Siria

L’attacco di Erdogan al Nord della Siria viene letto come un colpo diretto al cuore del popolo curdo. I combattenti e i miliziani, proprio nella fascia che vuole creare lo stesso presidente della Turchia, avevano sotto controllo 12mila combattenti dell’Isis e le loro famiglie. Adesso, a causa dell’offensiva che viene definita «neo-ottomana», il controllo su queste persone verrà necessariamente allentato per concentrarsi sullo scontro con la Turchia. I rischi sono facilmente intuibili, con l’Isis che potrebbe tornare a essere mina vagante dopo essere stata praticamente neutralizzata grazie ai miliziani curdi dello Ypg.

(foto da pagina Facebook Casetta Rossa spa)