Ma davvero chi dice che «un gay si veste come un buffone» rischia 1 anno e mezzo di carcere con la legge anti-omofobia?

di Gianmichele Laino | 02/07/2020

legge anti-omofobia

Da quando è stato depositato alla Camera la proposta di legge anti-omofobia Zan-Scalfarotto, sui social network si stanno diffondendo ipotetiche fattispecie del reato e possibili conseguenze inerenti allo stesso. Si pensi, ad esempio, ai post del senatore della Lega Simone Pillon che ha immaginato una pena di un anno e mezzo di carcere – in base a quanto disposto dagli articoli 604-bis e 604-ter del codice penale – per chiunque dica che «questo signore si veste come un buffone», riferito a un rappresentane del movimento LGBT, o che alcune manifestazioni del Pride sono una «porcata blasfema».

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Legge anti-omofobia, quando si applica

Ma davvero si rischia quella pena per chi pronunci queste opinioni, magari sui social network? In realtà, come analizzato da diversi esperti di giurisprudenza, l’integrazione della legge Mancino e degli articoli del codice penale a essa riferiti avviene soltanto «in fine di comma». La superiorità o l’odio razziale o etnico continuano a essere punite con le pene previste dalla legge (quelle enunciate anche dal senatore Pillon), mentre invece la comunità LGBT viene tutelata da questa tipologia di pena soltanto quando risulta evidente l’istigazione o la realizzazione concreta di atti di discriminazione.

Quali sono i casi in cui si viene puniti per la legge anti-omofobia

Pertanto, le opinioni – sempre che queste non incitino a commettere atti di discriminazione – non sono toccate da questa fattispecie. I giudizi sul modo di vestire, sugli abiti da indossare, quindi, non sono degli atti di discriminazione: diverso sarebbe stato il caso in cui in un post su Facebook, oltre a esprimere una opinione in merito sulla comunità LGBT, si invitino i propri followers a riempire di insulti la persona appartenente a quella comunità. Una circostanza, quindi, completamente diversa rispetto a quella enunciata dal senatore Pillon.

Per tutti gli altri reati, la legge Mancino prevede già delle pene severe che – tuttavia -, come abbiamo visto anche in questi ultimi tempi, non sempre sono applicate nella loro interezza e il giudice presenta una discrezionalità molto ampia nella sua applicazione. È molto difficile, dunque, che la circostanza prevista da Pillon possa portare alla detenzione per un anno e mezzo (che rappresenta comunque la pena massima). E, in ogni caso, la legge contro la discriminazione è presente nel nostro Paese dal 1993. Non si capisce perché, adesso, si cerchi di stigmatizzarne i punti cardine che, semplicemente, vanno estesi anche a coloro i quali attaccano esponenti della comunità LGBT, non soltanto a causa di motivi razziali o religiosi.