Cosa vuol dire essere una coppia lesbica e non nasconderlo: lo slalom di Erika e Martina tra amore e omofobia

di Ilaria Roncone | 23/06/2020

  • Per celebrare il Pride Month abbiamo intervistato Erika e Martina, che gestiscono la pagina Le perle degli omofobi

  • Le due giovani ci hanno raccontato cosa significa essere due ragazze lesbiche in Italia

  • Non manca davvero nulla tra omofobia, sessismo e misoginia

In pieno Pride Month abbiamo scelto di raccontare l’esperienza di  Erika e Martina, due giovani donne che sono riuscite a tirar fuori da un atto di omofobia qualcosa di molto bello. Erika e Martina stanno insieme e, dopo aver pubblicato una foto di un bacio qualsiasi – di quelle che ogni coppia si fa e pubblica per celebrare il proprio amore – hanno ricevuto moltissimi insulti. Per mostrare al mondo che l’Italia non è così aperta come spesso si sono sentite dire (e come in tanti credono) hanno creato la pagina Instagram Le perle degli omofobi. Qui pubblicano e commentano tutti gli insulti che ricevono, avendo in cambio – per lo più – sostegno dai propri follower. Cosa vuol dire essere due ragazze lesbiche e femminili unite da un sentimento d’amore e che vivono la propria storia alla luce del giorno? Si tratta di una lotta all’omofobia – e non solo – quotidiana e costante, anche negli aspetti della vita più impensabili.

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Dalle donne insulti su morale e famiglia, dagli uomini commenti osceni

Le perle degli omofobi è una pagina giovane che ha sta avendo un ottimo riscontro. Quale intento c’è dietro?

«Noi abbiamo aperto la pagina dopo aver pubblicato la foto di un bacio e aver ricevuto moltissimi insulti. Inizialmente è stata una rivincita personale, volevamo mostrare che l’omofobia esiste e che è accompagnata da ignoranza. Molti commenti che abbiamo ricevuto erano sull’omofobia che non esiste, su noi che facevamo le vittime, sul fatto che in realtà nessuno ci insulta e che l’Italia sia un paese libero e super aperto. Con questa pagina volevamo mostrare che non è proprio così. Andando avanti è cresciuta e hanno cominciato a scriverci molti ragazzi, così la pagina ha avuto un’utilità più grande. Ci scrivono e ci chiedono consigli sul coming out, oppure su come comportarsi, ci raccontano le loro storie e gli insulti che hanno dovuto subire».

Ho notato che la vostra pagina è diventata privata recentemente. Lo avete fatto per gli insulti che ricevete?

«Prima la pagina era pubblica, l’abbiamo chiusa da poco, da quando è successo che hanno chiuso i profili privati di entrambe. Volevamo, almeno un po’, controllare le persone che hanno accesso e possono interagire con la nostra pagina considerato che i nostri profili personali sono stati chiusi senza motivo. Dopo aver mandato segnalazioni e mail a Instagram per una settimana sono stati riaperti, ma non ci è stato spiegato il perché della chiusura. Abbiamo ipotizzato sia stato a causa delle segnalazioni degli hater. Proprio per tutelare la pagina delle perle abbiamo pensato di impostarla come privata. Gli insulti che ci arrivano non sono tanti su Instagram, dove perlopiù ci sostengono, ma su Facebook ai nostri profili personali. Anche sotto interviste o vecchi video e foto. In maggioranza, comunque, veniamo insultate su Facebook».

Chi vi insulta maggiormente? 

«Un po’ tutti. La maggior parte hanno 40-50 anni in media. Ovviamente ci sono anche il ragazzino e la ragazzina di turno, come la donna di ottant’anni che ci supporta. Per quanto riguarda donne e uomini, siamo sul 50 e 50. La differenza negli insulti sta nel fatto che gli uomini si basano più sul’aspetto sessuale mentre le donne variano tra religione, morale, figli e famiglia. Gli insulti dei maschi hanno quasi sempre uno sfondo sessuale: vi serve un uomo, è perché ancora non avete provato un uomo, avete trovato l’uomo sbagliato e una serie di cose così, un po’ stupide».

La misoginia nell’omofobia

Che cosa significa essere due ragazze femminili in una relazione lesbica? Notate una qualche discriminazione mirata a questo aspetto? 

«Quello che abbiamo notato è che non ci prendono sul serio. Per noi è una cavolata, però col fatto che abbiamo i capelli lunghi oppure che a volte ci mettiamo vestitini, ci trucchiamo, non veniamo considerate delle vere lesbiche. Veniamo spesso paragonate al porno, presumo perché le attrici sono quasi sempre femminili al massimo. Anche nella stessa comunità LGBTQ, dalle stesse ragazze lesbiche, non veniamo considerate uguali a loro e anche questo è una sciocchezza. Già esiste la discriminazione al di fuori, se poi deve esserci anche nelle nicchie allora non finisce più. Ci è stato detto che in quanto lipstick (termine per indicare le lesbiche femminili) subiamo meno discriminazione e che se camminassimo per strada da sole una persona non penserebbe che siamo lesbiche. Invece la ragazza un po’ più mascolina, con i capelli corti, può essere discriminata anche da sola».

Cercare una minoranza nella minoranza che di vantaggi non ne porta a nessuno, insomma. Secondo voi in quanta misura, rispetto alle discriminazioni che subite, conta il fatto di essere donne e di vivere in una società per molti versi maschilista?

«Veniamo insultate praticamente per qualsiasi cosa e il fatto di essere donne influisce. Oltre alla questione omofobia spesso gli insulti sono specchio di misoginia e sessismo. Dire, per esempio, che le donne sono degli sforna bambini e che noi non possiamo farlo è un insulto anche alla donna eterosessuale cisgender (identità di genere in cui c’è concordanza tra l’identità di genere del singolo individuo e il comportamento o ruolo considerato appropriato per il proprio sesso n.d.A.), che possono non farlo per moltissime ragioni. Dire che non siamo donne perché non facciamo figli è sessista».

Il peggior atto e il peggior commento omofobo che avete subito?

«Sicuramente la volta in cui un padre ha coperto gli occhi della figlia quando al Mc Donald’s ci siamo scambiate un bacio a stampo senza pensarci. Vedere che metteva le mani davanti agli occhi della bambina ci ha fatto male. Oppure è capitato che qualcuno dicesse che a loro andava bene il fatto che stessimo insieme ma ci chiedevano di non baciarci davanti ai loro figli. Fa male perché ci fa sentire come se deviassimo i bambini, come se fossimo in difetto. Se vogliamo parlare dei commenti allora si apre un mondo: siamo state minacciate di stupro, di morte ma non saprei quale abbia fatto più male. Sicuramente quelli a sfondo sessuale sono quelli più brutti, come quelli osceni sotto un video pubblicato in cui il fatto di essere lesbica non c’entrava nulla. Ci sono anche arrivati video di uomini che si masturbavano chiedendo un commento per far loro raggiungere l’orgasmo. Fanno male e fanno schifo non solo da ragazze lesbiche ma da donne».

Un tipo di discriminazione diversa da quella che subiscono gli uomini gay.

«Si, è vero. I ragazzi gay si sentono dire sempre, purtroppo – e anche questa è una cosa schifosa -, “basta che mi stai lontano, basta che non mi stai dietro”. Come se loro fossero degli animali, pronti a provarci con tutti. O il classico “io non ho nulla contro, basta che stiano al posto loro”. Anche gay e lesbiche hanno i loro gusti, non è che ci piacciono tutte le donne e tutti gli uomini del mondo».

Un consiglio a chi, mentre legge questa intervista, ha paura di essere se stesso.

«Alle ragazze e ai ragazzi che vogliono fare coming out e che ci chiedono come fare, come dirlo, vogliamo dire che non c’è un’età per farlo. Si tratta di una cosa molto personale, il momento giusto è quello in cui una persona si sente pronta a dire tutto alla propria famiglia e ai propri amici, a rendere noto il proprio orientamento sessuale. Sia che vada bene, sia che vada male, non siete persone folli. Non abbiate paura perché noi non siamo sbagliati, il problema non siamo noi ma solo la società».