Dalle corse sotto la Nord a quelle con Uber: la parabola di Hakan Sukur (per colpa di Erdogan)

di Enzo Boldi | 13/01/2020

Hakan Sukur

In Italia è stato quasi una meteora, uno di quei calciatori che non sono riusciti a lasciare il segno. In Turchia, però, il nome di Hakan Sukur (a livello sportivo) offre sempre dolci ricordi per via delle imprese che è riuscito a compiere con la maglia del Galatasaray e della sua Nazionale. Detiene ancora il record di gol più veloce nella storia dei Mondiali (rete dopo 10,8”), siglato nella finale 3°/4° posto della competizione giocata nell’estate del 2020 in Corea del Sud e Giappone, ma ora è costretto a una vita molto lontana dai campi da gioco. Il tutto per colpa della politica.

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Dopo l’addio al calcio, arrivato nel 2008, ha appoggiato il partito di Erdogan in Turchia, diventando uno dei volti noti al fianco del Presidente. La sua scelta di stare dalla parte di Fetullah Gulen (ex alleato di Erdogan nell’AKP e poi accusato del tentativo di colpo di Stato dell’estate del 2016) ha segnato il suo futuro. Il governo turco, da quel giorno, ha emesso un mandato di arresto contro di lui, ritenendolo responsabile di quel fallito golpe. La causa di tutti i mali per l’ex calciatore di Inter, Torino e Parma che è stato costretto ad abbandonare la sua terra natia.

La difficile seconda vita di Hakan Sukur

Ora Hakan Sukur guida un Uber a Washington, ben lontano da Istanbul dove, fino a qualche anno fa, era una stella indiscussa grazie anche al primato di reti segnate con la maglia del Galatasaray: «Non mi è rimasto niente – ha detto il 48enne ex calciatore al quotidiano tedesco Welt am Sonntag -. Erdogan si è preso tutto ciò che era mio: il mio diritto alla libertà, quello di esprimermi e quello al lavoro». E il presidente turco gli ha tolto tutto: dai suoi beni confiscati fino all’arresto del padre. Passando anche per i sassi lanciati contro la boutique gestita da sua moglie, fino agli insulti ricevuti dai suoi figli in strada. E il suo trasferimento negli Stati Uniti è stato irto di difficoltà, alla ricerca d una vita normale. Come uno dei tanti.

Da barista ad autista Uber

Ma il lavoro ‘normale’, quello che non ti aspetti da un ex calciatore che ha calcato molti dei campi di gioco più prestigiosi d’Europa, non è una novità per lui. Qualche anno fa, infatti, prima di mettersi alla guida della sua automobile per scorrazzare per le vie di Washington i clienti Uber, era proprietario di un bar in California. Pi, però, decise di cambiare aria per via delle «strane persone venivano nel mio locale». Un incubo in un’epoca in cui i calciatori, anche dopo aver appeso gli scarpini al chiodo, vengono idolatrati e trattati come vip. Ma l’effetto Erdogan, anche sullo sport, sembra non avere soluzione di continuità.