Il botta e risposta tra Crai e il commissario Arcuri sul ritiro della vendita di mascherine

29/04/2020 di Ilaria Roncone

Continua la diatriba sulle mascherine e sul prezzo. Dopo il calmieramento dei prezzi promesso da Giuseppe Conte, un’ordinanza ha fissato il prezzo unico dei dispositivi di protezione a 0,50 centesimi per pezzo. L’azione del commissario, che ha reso concreto il provvedimento, ha dato il via a una serie di polemiche. Prima le proteste dei farmacisti, che non ci stanno ad essere accusati di speculazione, e ora anche quelle del Gruppo Crai. La  società cooperativa di dettaglianti alimentari che vede i suoi negozi sparsi per tutto il territorio ha annunciato che – visto l’obbligo di vednere a 0,50 centesimi al pezzo – ritirerà la vendita delle mascherine.

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Gruppo Crai mascherine: «Pochi 50 centesimi»

Del gruppo Crai fanno parte insegne quali Crai, Pellicano, Caddy’s, IperSoap, Pilato, Proshop, Risparmio Casa, Saponi e Profumi, Shuki e Smoll. In tutti questi negozi, stando a quanto annunciato, i dispositivi di protezione non saranno reperibili. La ragione è il prezzo, imposto a 0,50 centesimi massimo per pezzo. «Siamo nell’impossibilità di vendere le mascherine ad un prezzo inferiore al loro costo di acquisto. Confidiamo che il governo voglia risolvere al più presto tale situazione in modo da consentirci di riprendere la vendita delle mascherine in questione». Finché il governo non fornirà delucidazioni e una soluzione, quindi, le mascherine a disposizione di questa società resteranno invendute nei magazzini.

La risposta di Arcuri a Crai

Il commissario straordinario per l’emergenza coronavirus non ha tardato a rispondere durante la ideo audizione alle Commissioni Finanze e Attività produttive della Camera. Con preciso riferimento alle parole del Gruppo Crai, Arcuri ha voluto chiarificare il suo ruolo nella questione. «Questa azienda non ha fatto un contratto con il commissario straordinario, non deve rivolgere a me la domanda», ha detto Arcuri. Le polemiche sulla questione del prezzo dei dispositivi sembrano destinate ad ampliarsi e inasprirsi, quindi, con i cittadini da un lato, il governo dall’altro e in mezzo chi le mascherine attualmente le detiene e si occupa della distribuzione.

(Immagine copertina da Pixabay)

 

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