Gaia e Camilla, il ragazzo seduto accanto a Pietro Genovese: «Vi racconto quello che è successo»

di Federico Pallone | 28/12/2019

Gaia e Camilla
  • Davide A., amico di Pietro Genovese, racconta quello che è successo a Corso Francia

  • Il figlio del regista ha investito e ucciso Gaia e Camilla

La notte fra il 21 e il 22 dicembre Pietro Genovese non era solo in macchina quando ha investito e ucciso a Corso Francia, a Roma, Gaia e Camilla. Accanto a lui, seduto al posto passeggero, c’era anche Davide A., studente 20enne e migliore amico di Pietro. Davide ha rilasciato una lunga intervista al quotidiano Il Messaggero, dove ripercorre quei tragici momenti.

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«Pioveva ed era buio. Impossibile evitarle»

«Gaia e Camilla sono sbucate all’improvviso, correvano mano nella mano. Era impossibile evitarle. Pioveva, era buio, ma ricordo perfettamente cos’è successo: ho visto due sagome apparire dal nulla e poi il corpo di una di loro rimbalzare sopra il cofano». Davide ha ancora la voce scossa dal dolore. E non potrebbe essere altrimenti. «Eravamo appena andati via da una cena a casa di amici al Fleming dove avevamo festeggiato il ritorno di un amico dall’Erasmus. Avevamo bevuto qualche bicchiere di vino, niente di più. Era da poco passata la mezzanotte e avevamo imboccato Corso Francia per andare verso il Treebar al Flaminio. Pietro guidava, io ero seduto accanto a lui e dietro di noi, sul sedile posteriore, c’era un altro nostro amico che al momento dell’incidente però stava mandando un messaggio con il cellulare e dice di non aver visto nulla». Inevitabile poi la domanda relativa alla velocità dell’auto: «Anche volendo non avremmo potuto correre. Su Corso Francia era appena scattato il semaforo verde e l’auto era ripartita da poco. Mentre passavamo davanti a una macchina che aveva rallentato alla nostra destra sono sbucate due sagome, quelle di Gaia e Camilla. Correvano. Credo volessero scavalcare il guardrail per raggiungere l’altro lato della strada. Ricordo di aver sentito un botto tremendo. E di aver visto una di loro sopra il cofano dell’auto. È successo tutto in una frazione di secondo. Il tempo di renderci conto di quello che era successo e accostare l’auto sulla destra, poco prima della rampa. Non potevamo inchiodare in mezzo alla strada. Dall’incidente al momento in cui ci siamo fermati saranno passati 5-10 secondi», ha detto il ragazzo.

Davide a quel punto è sceso dalla macchina e ha visto «il corpo di una delle due ragazze per terra, mi sono avvicinato per sentire il battito, non si muoveva. Poco più avanti mi sono accorto che c’era anche l’altra ragazza sull’asfalto. Subito dopo di me sono scesi Pietro ed Edoardo. Le macchine continuavano a camminare, ricordo di aver visto una, forse due macchine investirle di nuovo».

«Pietro aveva bevuto un paio di bicchieri di vino, ma non era ubriaco o drogato: nessuno quella sera aveva fumato canne. Qualcuno che aveva assistito all’incidente aveva già chiamato l’ambulanza, io ho chiamato i miei genitori, gli altri anche: eravamo tutti sotto choc. Ogni tanto capitava che Pietro andasse un po’ veloce, ma non è un pazzo alla guida. E quello che è successo non si poteva evitare. Da quella sera sono uscito di casa solo una volta per andarlo a trovare: sta malissimo, piange tutto il giorno, siamo molto preoccupati per lui».

[CREDIT PHOTO: ANSA/CLAUDIO PERI]