La pericolosità di sostenere che la nicotina protegga dal coronavirus

di Gianmichele Laino | 23/04/2020

fumo contro coronavirus
  • Uno studio dell'ospedale parigino La Pitié-Salpetrière afferma che la nicotina potrebbe proteggere dal coronavirus

  • Innanzitutto, ci sono problemi nella pubblicazione dei risultati dell'indagine (e nella sua metodologia)

  • Inoltre, l'Oms ha smentito categoricamente che il fumo o la nicotina possano avere effetti benefici contro il Covid-19

Se non si fosse diffusa a macchia d’olio anche con titoli piuttosto da click-bait sui principali giornali italiani di informazione, la notizia del fumo contro coronaviurs emersa da uno studio francese decisamente controverso sarebbe da derubricare tra le tantissime leggende metropolitane che stanno circolando in maniera molto compulsiva relativamente al Covid-19. Sarebbe bastato, infatti, rileggersi le linee guida che l’Oms ha dato sin dall’inizio della pandemia per comprendere quanto questa ipotesi possa essere infondata e come possa essere stata diffusa ad arte anche per non scoraggiare il consumo di sigarette.

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Fumo contro coronavirus, dove nasce lo studio francese

Lo studio esiste davvero: si basa su una osservazione clinica effettuata in un ospedale francese, il La Pitié-Salpetrière di Parigi. A condurlo sono stati dei virologi e degli epidemiologi, come la dottoressa Florence Tubach. Il team ha osservato che solo il 4,4% dei 343 pazienti Covid-19 ricoverati (età media 65 anni) all’interno dell’ospedale è un fumatore. I risultati della ricerca sono stati pubblicati su un sito Open Source, Qeios, che tuttavia non è una vera e propria rivista che prevede tutti i rigorosi canoni dell’approvazione di uno studio scientifico di settore. Qeios, proprio per la sua natura di portale open source, garantisce la pubblicazione effettivamente di contenuti suffragati da dettagli di ricerca, ma è una sorta di piattaforma che ha come obiettivo quello di alimentare il dibattito scientifico. Dunque, sono gli utenti stessi a offrire ulteriori contributi e a certificare la revisione dello studio con un sistema che ricorda vagamente quello dei social netwrok e che permette di inserire un valore da 1 a 5 stelle per la solidità dell’articolo pubblicato.

«L’ipotesi – sostengono i ricercatori – è che fissandosi sul recettore cellulare utilizzato anche dal coronavirus, la nicotina gli impedisca o lo trattenga dal fissarsi, bloccando così la sua penetrazione nelle cellule e il suo propagarsi in tutto l’organismo». Inoltre, anche nello stesso studio, si evidenzia come non sia il tabacco a essere teoricamente protettivo, ma soltanto la nicotina: «Solo la nicotina o altri modulatori del recettore della nicotina potrebbero avere un effetto protettivo, e mantengo il condizionale perché il nostro lavoro rimane di osservazione».

Fumo contro coronavirus, la smentita secca dell’Oms

Ovviamente, queste premesse sono necessarie per ricordare che lo studio non ha un valore comprovato per la comunità scientifica, sia per il ridotto campione statistico che prende in esame, sia per le modalità con cui è stato divulgato (su un sito open source di cui vi abbiamo spiegato il funzionamento). Inoltre, promuove una teoria che l’Oms aveva già abbondantemente smentito, sul quale si è tornati all’indomani della pubblicazione del paper francese. «Il fumo danneggia i polmoni e altre parti del corpo e ti rende più vulnerabile all’infezione da Covid-19. È il momento giusto per smettere di fumare per salvaguardare la salute».

L’Oms afferma, sui suoi canali social meno di 24 ore fa e dopo la pubblicazione dello studio francese, che fumare non fa altro che aumentare le possibilità di contrarre il coronavirus. Sia perché, fumando, si porta la mano alla bocca, favorendo il potenziale ingresso del virus, sia perché il tabacco indebolisce, con tutta evidenza, l’apparato respiratorio. «L’industria del tabacco – sempre secondo l’Oms – sta creando polemiche e confusione sul rischio dell’uso di nicotina e prodotti del tabacco e COVID19. Gli esperti sanitari hanno avvertito che i fumatori con COVID-19 probabilmente soffrono di condizioni più gravi che potrebbero portare a morte prematura».