Frode bancaria, i guai di Trump “colpa” di Stormy Daniels

di Redazione | 04/08/2020

Donald Trump frode

All’origine della causa che fa tremare Donald Trump e che mette ancora più a rischio la sua rielezione alla Casa Bianca, ci sarebbe Stormy Daniels, la famosa pornostar alla quale, durante la campagna elettorale del 2016, il presidente avrebbe pagato 130mila dollari per non rivelare la relazione avuta nel passato.

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Donald Trump frode, tutto è partito dal caso Stormy Daniels

L’ufficio del District Attorney di Manhattan, Cyrus Vance jr, figlio del segretario di Stato del presidente Carter, stava infatti già indagando Trump per i presunti pagamenti effettuati dai suoi avvocati a Daniels durante le elezioni. Le nuove indiscrezioni però dicono che da allora l’indagine si è allargata e che da quell’inchiesta sarebbero emerse nuove piste che portano appunto alla richiesta del DA democratico di una subpoena dei documenti finanziari di Trump presso lo studio contabile Mazars USA.

Richiesta che gli avvocati del presidente hanno respinto perché troppo vasta rispetto all’indagine in corso, e che ha portato la procura newyorchese a ribadire ai giudici la necessita’ dei documenti per dimostrare l'”estesa e reiterata condotta criminale della Trump Organization” oltre che per evitare che l’inquilino della Casa bianca goda di una sorta di temporanea “immunità assoluta”.

Il ruolo di Michael Cohen

Decisivo per l’indagine che Vance sta portando avanti e che potrebbe mettere Trump nei guai è l’ex braccio del presidente, Michael Cohen, ovvero l’uomo che ha ammesso di aver pagato i 130mila dollari a Stormy Daniels per conto di Trump.

Condannato a tre anni di prigione nel 2018 dopo aver ammesso di aver mentito al Congresso proprio sulla vicenda Daniels, Cohen ha appena vinto una causa contro gli avvocati di Trump che volevano bloccare l’uscita del suo libro di retroscena e rivelazioni sui suoi anni con l’ex tycoon newyorchese. Ed è molto probabile che nel patteggiamento fatto prima di ammettere la falsa testimonianza al congresso Cohen abbia deciso di collaborare raccontare tutto quello che ha visto e fatto per il presidente nei tanti anni in cui e’ stato il suo uomo di fiducia.