Chi rischia di più nella fase 2, occhi puntati su Lombardia, Molise e Umbria

17/05/2020 di Ilaria Roncone

Il meccanismo lo abbiamo capito: le riaperture e le eventuali nuove chiusure dipendono dai dati. E, più precisamente, dal report settimanale della fase 2 che tiene sotto osservazione la curva epidemiologica a livello territoriale. Il documento sarà essenziale per valutare la situazione e gli occhi – in questa prima settimana – sono puntati su Lombardia, Umbria e Molise. In base ai dati contenuti nel report settimana si valuterà l’apertura di molte attività economiche. La fotografia di questa settimana restituisce una situazione con «probabilità moderata/alta di aumento di trasmissione e un basso impatto sui servizi assistenziali» per le tre regioni menzionate.

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Come funziona il report settimanale del contagio

Si tratta di un documento pubblicato con cadenza settimanale dal Ministero della Salute e dall’Istituto superiore di sanità. Il monitoraggio della fase 2 determina la riapertura – e il rimanere aperte – di molte attività economiche «in relazione all’andamento della situazione epidemiologica sul territorio, la singola regione, informando contestualmente il Ministro della salute, può introdurre misure derogatorie, ampliative o restrittive, rispetto a quelle disposte a livello statale». Le regioni vengono classificate in due categorie:

  • Livello 2 o classificazione bassa, ovvero «bassa probabilità di aumento di trasmissione e un basso impatto sui servizi assistenziali»
  • Livello 3 o classificazione moderata, ovvero «probabilità moderata / alta di aumento di trasmissione e un basso impatto sui servizi assistenziali»

Molise, Umbria e Lombardia – per questa settimana – sono state classificate con livello 3. La valutazione viene fatta calcolando i contagi su 100mila abitanti in sette giorni in ogni singola regione e provincia autonoma.

Cosa succede in Lombardia, Umbria e Molise?

Per quanto riguarda la Lombardia, si tratta della regione con più persone attualmente contagiate ma con una «riduzione dei segnali di sovraccarico dei servizi sanitari. In questa Regione rimane elevato il numero di nuovi casi segnalati ogni settimana seppur in diminuzione»; per quanto riguarda il Molise, la situazione è stata definita di livello tre per via del «focolaio di trasmissione attualmente in fase di controllo che ha prodotto un aumento nel numero di casi nella scorsa settimana»; andando in Umbria, il punto centrale è un Rt maggiore a 1, seppure i casi siano ancora poco numerosi. Le conclusioni del rapporto sottolineano come «le misure di lockdown in Italia hanno effettivamente permesso un controllo dell’infezione sul territorio nazionale pur in un contesto di persistente trasmissione diffusa del virus con incidenza molto diversa nelle 21 regioni/province autonome». Tanti degli sforzi, adesso, andranno investiti nel «rapido rafforzamento dei servizi territoriali per la prevenzione e la risposta a Covid 19 per fronteggiare eventuali recrudescenze epidemiche durante la fase di transizione».

(immagine copertina da Pixabay)

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