Esplosione nucleare in Russia, Mosca ammette l’aumento delle radiazioni

di Gaia Mellone | 13/08/2019

  • Giovedì 8 agosto l'esplosione nella base militare russa Nyonoksa

  • Inizialmente il ministero della Difesa aveva smentito che le radiazioni fossero a livelli pericolosi

  • Dopo una settimana, l'allarme di Greenpeace

Cresce il mistero intorno all‘esplosione avvenuta lo scorso giovedì in una base militare russa a Nyonoksa, durante un test missilistico. All’interno della base si trovano i sottomarini a propulsione atomica , ma nell’immediato le forze dell’ordine avevano rassicurato che non era stato registrato alcun aumento della radioattività. Versioni contrastanti si sono poi susseguite nei giorni successivi, con alcune testate indipendenti che denunciavano critici aumenti dei livelli di radioattività nella zona. Tanto che Mosca oggi ha confermato, rinnegando quanto dichiarato in precedenza, che nel giorno dell’esplosione la radioattività nella vicina città di Severodvinsk era aumentata di 16 volte, secondo quanto rivelato dall’agenzia di stampa statale Tass che cita a sua volta l’agenzia metereologica Rosgidromet.

Esplosione nucleare in Russia, Mosca ammette l’aumento delle radiazioni

Ad essere avvolto dal mistero sarebbe anche la tipologia di razzo coinvolta nell’incidente. Secondo alcune teorie si tratterebbe di una di quelle che Putin presento come «superarmi» lo scorso anno. Queste erano state descritte dal capo del Cremlino come capaci di penetrare qualsiasi difesa anti missili, rendendo «inefficaci e insensati» anche gli scudi americani presenti in Europa e Asia. In particolare, si penserebbe nello specifico che ad esplodere sia stato il Burevestnik, come suggerito da Jeffrey Lewis del Centro James Martin per gli studi sulla non proliferazione, mentre altri esperti hanno ipotizzato si sia trattati del missile da crociera anti-navi Zirkon o del drone siluro sottomarino Poseidon.

A preoccupare la popolazione però non è la tipologia di razzo esploso, bensì il rischio di nuove radiazioni. Nelle città circostanti è stata registrata una corsa alle farmacie per l’acquisto di iodio, che permette di ridurre gli effetti negativi dati dall’esposizione alle radiazioni. A lanciare l’allarme è anche Greenpeace che aveva denunciato un aumento delle radiazioni pari a 20 volte. Intanto il ministero della Difesa ha interdetto al traffico marino fino a a settembre la zona nella Baia del fiume Dvina, pur rassicurando la popolazione, invitandola però a rimanere chiusa in casa, che il livello delle radiazioni non è preoccupante.

(Credits immagine di copertina:  © Mikhail Klimentyev/Xinhua via ZUMA Wire)