Viaggio nell’Emilia-Romagna alla vigilia delle elezioni – Tappa 2: sanità

di Ilaria Roncone | 16/01/2020

Eccoci alla seconda tappa del nostro viaggio nell’Emilia-Romagna alla vigilia delle elezioni. Dopo l’immigrazione, oggi parliamo di un altro dei grandi temi cardine della campagna elettorale condotta da Bonaccini (candidato per il PD) e Borgonzoni (candidata per il centro-destra), la sanità. Se ne è parlato la prima volta, con grande clamore mediatico, il 14 dicembre 2019 al Paladozza di Bologna; in questa occasione Borgonzoni e Salvini hanno affermato che, qualora lei fosse eletta, gli ospedali in Emilia-Romagna saranno aperti sette giorni su sette e ventiquattro ore al giorno. Non è mancata, ovviamente, la replica ironica di Stefano Bonaccini che ha rimarcato la bontà della sanità emiliano-romagnola.

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Elezioni Emilia-Romagna: come va la sanità in regione?

Al di là di concetti espressi in maniera (forse volutamente) scorretta, allo scopo di semplificare e di creare slogan, chiariamo che gli ospedali in Emilia-Romagna sono aperti per le visite specialistiche a tutte le ore grazie ai medici specialisti e ai medici reperibili. Prima di guardare il servizio sanitario dell’Emilia-Romagna attraverso gli occhi di chi ci lavora ogni giorno vediamo un po’ di dati. Secondo il monitoraggio pluriennale (dal 2010 al 2017) della Fondazione Gimbe, l’Emilia-Romagna è prima per la capacità di garantire ai cittadini i Lea (Livelli Essenziali di Assistenza). Il primato che va riconosciuto alla regione, quindi, sta nelle prestazioni erogate ai cittadini gratuitamente o dietro pagamento di un ticket. L’Emilia-Romagna si colloca prima grazie al 92,2% di adempimento considerata una performance complessiva del  73,7%. La classifica vede al secondo posto Toscana (89,6%), al terzo posto Piemonte (86,9%) e Veneto e Lombardia rispettivamente al quarto e quinto posto con 86,7% e 85,3%. Insieme alle regione Veneto e Piemonte, inoltre, l’Emilia-Romagna è stata riconosciuta nel 2019 come riferimento a livello nazionale in ambito sanità. La patria dei tortellini viene riconosciuta come una delle migliori regioni per quanto riguarda la risposta ai bisogni di salute della popolazione e l’indice di mantenimento dello stato di salute.

Le accuse di Borgonzoni, Salvini e Marchetti alla sanità emiliano-romagnola

Salvini e Borgonzoni si sono detti in disaccordo con i dati emersi dalle indagini, affermando che in Emilia-Romagna si può fare di meglio. In particolare per il consigliere regionale della Lega, Daniele Marchetti, Bonaccini nasconderebbe la realtà a partire dal fatto che «negli ultimi cinque anni gli ospedali della provincia di Bologna hanno perso 242 posti letto. A questo si aggiungerebbero «liste d’attesa chilometriche, chiusura agende, trasferimento pazienti verso altre regioni, mancata linearità nell’erogazione dei servizi», stando alle parole di Marchetti. Cosa ne pensa chi nel mondo della sanità emiliano-romagnola ci lavora tutti i giorni?

«Bonaccini è stato in mezzo alla gente cercando di capire le problematiche»

Per dare uno sguardo alla sanità Emilia-Romagna abbiamo chiesto l’opinione di Gioia Ciavolino, infermiera presso il Policlinico di Modena. Ci è stato spiegato come le visite specialistiche siano un «servizio che esiste da sempre» e cosa succede effettivamente a chi ha bisogno di medici durante la notte. Affrontando la questione delle liste d’attesa l’infermiera ha sottolineato come, prima di tutto, servirebbero «spazi e personali». E i tempi di attesa? Con Bonaccini sono stati ridotti di molto – «per una tac si è passati da quasi un anno a tre o quattro mesi» – ma bisogna essere disposti a spostarsi anche in provincia. I risultati della sanità emiliano-romagnola nel complesso? «Ottimi», stando a quanto afferma Gioia, con «cittadini contenti e soddisfatti».