Viaggio nell’Emilia-Romagna alla vigilia delle elezioni – Tappa 1: immigrazione

08/01/2020 di Ilaria Roncone

Il nostro viaggio nell’Emilia-Romagna alla vigilia delle elezioni inizia parlando di uno dei tempi più controversi, cavallo di battaglia della coalizione di centro-destra: l’immigrazione. Come viene gestita in Emilia-Romagna e come lo è stata, in particolare, negli ultimi anni sotto la direzione del governatore del PD Stefano Bonaccini? Lucia Borgonzoni, candidata per la presidenza della regione per la coalizione di centro-destra, parla di un’«immigrazione senza controllo» dalla quale l’Emilia-Romagna andrebbe liberata. Vediamo un ritratto della regione attraverso i dati della XIX edizione del Rapporto su “l’immigrazione straniera in Emilia-Romagna” – a cura dell’Osservatorio regionale sul fenomeno migratorio – e attraverso le parole di un operatore semplice e legale di una cooperativa che quotidianamente si occupa di aiutare i richiedenti asilo a integrarsi nel territorio locale.

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Elezioni Emilia Romagna: l’integrazione funziona?

Gli stranieri residenti in Emilia-Romagna all’inizio del 2018 sono pari al 12,1% sul totale della popolazione, ovvero 538.677 individui. Considerato che il dato medio nazionale è pari all’8,5%, l’Emilia-Romagna si conferma tra le prime regioni in cui risiedono più stranieri. Di questi la maggioranza proviene dalla Romania (17,0%), dal Marocco (11,3%) e dall’Albania (10,7%). A seguire gli stranieri che hanno preso residenza provengono da Ucraina, Cina, Moldavia, Pakistan e Tunisia. I dati relativi all’integrazione restituiscono una situazione positiva: le acquisizioni di cittadinanza italiana e la conseguente presenza di membri permanenti e ben integrati nella società è aumentata a partire dal 2014 con 16.445 cittadinanze riconosciute nel 2014, 22.514 nel 2015, 25.270 nel 2016 e 18.853 nel 2017.

Storia di un’Emilia-Romagna che da lavoro sia agli italiani che agli stranieri

Passando ai dati Istat relativi al 2017 vediamo che l’Emilia-Romagna ha registrato un incremento dell’occupazione per il quarto anno consecutivo con un marcato aumento del Pil regionale. Il tasso di occupazione è aumentato sia per gli stranieri (dal 59% nel 2015 al 63,1% nel 2017) che per gli italiani (dal 68% nel 2015 al 69,6% nel 2016 con una lieve riduzione nel 2017 al 69,5%). La conseguenza diretta è stato un miglioramento dei tassi di disoccupazione nella regione negli ultimi quattro anni che sono passati per gli italiani dal 6,8% del 2014 al 5,5% del 2017 e per gli stranieri dal 17,7% al 12,9% nello stesso lasso di tempo. Il divario tra italiani e stranieri resta comunque evidente, con un +7,4 punti percentuali di disoccupazione in più per chi non è italiano. In crescita anche le imprese avviate da cittadini stranieri impiegati nel lavoro autonomo: a fine 2017 sul totale delle imprese emiliano-romagnole attive 46.931, ovvero l’11,6%, erano gestite da stranieri.

L’emiliano-romagnolo è razzista?

 

 

Secondo Marco Rognoni, operatore semplice e legale presso una cooperativa che lavora per l’integrazione dei cittadini stranieri, non si tratta di razzismo ma piuttosto di «un problema culturale che vede la persona emiliano-romagnola cadere nella logica di pietà, di buonismo», in quella visione secondo cui «chi è qui e viene accolto nei programmi di accoglienza debba in qualche modo ricambiare questa accoglienza» tramite volontariato. Si tratta quindi di una sorta di «superiorità culturale» data da chi ha «cominciato a dire anche in queste zone che chi non aveva voglia di spendere del tempo a favore della comunità locale era una persona che non aveva voglia di integrarsi». Qual è il nesso logico? Non c’è, considerato che «chi è qui e fa domanda di protezione internazionale sta semplicemente chiedendo di vedersi riconosciuto un diritto».

E se le elezioni Emilia-Romagna le vincesse Lucia Borgonzoni?

In Emilia-Romagna si lavora nell’ambito dell’integrazione senza registrare «particolari difficoltà rispetto alle altre regioni». Come in ogni luogo ci sono una serie di problemi da risolvere e se vincesse Lucia Borgonzoni ci si potrebbe aspettare «una replica in ambito regionale di alcune criticità a livello locale che abbiamo già visto in alcuni territori amministrati da forze politiche di destra» con una serie di «difficoltà in più a portare avanti alcuni percorsi di integrazione».

 

 

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