Elena Pagliarini, l’infermiera simbolo che dorme esausta racconta cosa è successo quella notte

Elena Pagliarini, così si chiama. L’infermiera diventata celebre negli ultimi giorni grazie a una fotografia che le è stata scattata alle sei del mattino che la ritrae addormentata sulla scrivania, davanti a un computer, poco prima della fine del turno nell’ospedale di Cremona (tra i più colpiti dal contagio). Con ancora la mascherina addosso, la donna è diventata – pur non desiderandolo – simbolo del lavoro intenso e immenso che in questo periodo gli operatori sanitari stanno facendo per garantire la salute di tutti gli italiani. A scattare la foto è stata la sua primaria e amica che, condividendola sui social, non poteva immaginare quello che avrebbe scatenato con un semplice «Grazie per quello che fai».

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«Non era ancora finito il turno ma ero stremata»

Sono tante le persone che volevano sapere il racconto di quella notte. Lei, Elena, ha quarant’anni e da quindici anni lavora in ospedale: «Qui al pronto soccorso dell’ospedale di Cremona avevo iniziato il turno alle nove della sera prima. Erano le sei del mattino. Ma quella notte era successo di tutto. La mia primaria, che è una mia amica, ha fatto la foto», ha raccontato lei. Facendo presente che «in un periodo normale mi avrebbero criticato», in riferimento al fatto che l’avrebbero additata come «l’infermiera che si addormenta durante il turno di lavoro». Avrebbe dovuto lavorare fino alle sette del mattino, Elena, come ha ammesso quasi sentendosi in colpa. Sicuramente questo fatto ci dovrebbe far riflettere su quello che ci aspettiamo da infermieri e medici in tempi non sospetti per il coronavirus ma che, in un ospedale, sono sempre e comunque duri per chi ci lavora e si deve prendere cura della vita delle persone.

Il racconto di cosa è successo quella notte

L’immagine di Elena addormentata in quel modo, stremata e ancora con la mascherina e la cuffietta addosso, lasciano immaginare cosa abbia visto la donna quella notte: «La sala piena di pazienti spaventati. Moltissime persone in insufficienza respiratoria molto grave. Gente di tutte le età. Persone che improvvisamente, di colpo, avevano difficoltà a respirare, la febbre saliva in modo repentino. Sa qual è la cosa che ci colpiva di più? Che non dicevano niente. Erano nel letto e tacevano. Però avevano gli occhi della paura e quelli parlavano per tutti loro». L’infermiera ha anche sottolineato che i turni stancanti capitino, così come le situazioni difficili, ma che quella notte è stata un’eccezione poiché il coronavirus e i suoi effetti non si conoscono bene: «Non ci sono manovre, tecniche, farmaci sicuramente efficaci. E bisogna fare in fretta, intervenire all’improvviso per combattere quelle crisi respiratorie».

 

 

L’appello di Elena Pagliarini: ringraziate anche gli altri, non solo me

L’infermiera si è definita una persona «non abituata a essere in prima linea, vivo nelle retrovie, fuori dai riflettori». Per questo fa fatica a gestire le moltissime telefonate che ancora riceve dalle persone che vogliono ringraziarla. Sottolineando come non sia solo lei quella da ringraziare e che «in questo ospedale lavoriamo tutti insieme, se riusciamo a salvare delle persone è perché siamo un gruppo di colleghi e amici che collabora insieme. Anche per questo la mia dottoressa ha voluto immortalarmi in quello scatto. Per far capire quel che tutti noi stiamo facendo, quanto impegno stiamo dedicando per combattere questo virus sconosciuto. Siamo un grande gruppo». Lo spirito di questa donna, così come quello di chi lavora con lei, è quello che dobbiamo ringraziare se ogni giorno – non solo nell’emergenza coronavirus – ci sono persone che si occupano di noi nel momento del bisogno.

(Foto copertina da NurseTimes)

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