Il parroco che definisce il ddl Zan «una legge che se esprimi un parere contrario ai gruppi omosessualisti puoi andare in galera»

di Ilaria Roncone | 22/07/2020

«Il demonio sta lavorando molto, più di quanto ci immaginiamo, più di quanto pensiamo». Comincia così l’intervento in piazza di don Calogero D’Ugo, parroco di Belmonte Mezzagno (in provincia di Palermo) che ha deciso di attaccare il ddl Zan definendola – come ormai siamo stati abituati – legge bavaglio che vuole tappare la bocca a coloro che hanno un’opinione diversa da quella dei gay. La sua omelia ha incontrato l’approvazione di alcune delle persone presenti in piazza.

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Il ddl Zan semina «zizzania sociale» ed è un’«azione pericolosa»

Don Calogero D’Ugo tuona: «In Senato c’è una legge bavaglio che vogliono approvare: la legge Zan-Scalfarotto. Si tratta di una legge che parla del reato di omofobia». Fin qui, ci siamo. Poi degenera definendo la legge contro l’omofobia come «che se tu esprimi un parere contrario ai gruppi omosessualisti puoi andare in galera». I celebri omosessualisti, quelli che «se tu dici: non sono d’accordo che due uomini adottano un bambino puoi essere denunziato o processato». Poi arriva il gender, che sarebbe «un’educazione a scuola che va contro la natura che vi ha creato» e che se a questa «una madre si ribella, può andare sotto processo».

«Sui preti si può dire tutto, se vai contro gli omosessuali vai in galera»

«Adesso in Italia abbiamo le categorie protette: sui preti puoi dire tutto, Dio lo puoi bestemmiare, sui giornalisti puoi dire tutto, sui politici no, sugli omosessuali se parli vai in galera»: questo il brillante avvio alla conclusione di un discorso pubblico che, in realtà, dipinge il ddl Zan come tutto ciò che non è. Occorre ripeterlo ancora una volta: non si tratta di mettere un bavaglio a chi non approva i matrimoni gay, l’adozione gay, l’essere gay: si tratta di una tutela contro tutte le violenze e le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale – quindi a tutela anche degli eterosessuali, qualora mai dovessero essere vittime di discriminazione – e sull’identità di genere.

 

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