Perché Di Maio non dice che il collasso M5S è colpa del salvataggio di Salvini dal processo?

di Gianmichele Laino | 27/05/2019

Luigi Di Maio
  • Luigi Di Maio non è riuscito nemmeno stavolta a fare un'analisi lucida della sconfitta

  • Il punto di svolta in negativo del M5S è stato senz'altro il salvataggio di Salvini

  • Ma il leader politico dà la colpa all'astensionismo

Prima di dedicarsi ai salmi e alle preghiere del mattino, come sembra aver suggerito Beppe Grillo, Luigi Di Maio dovrebbe imparare a fare l’analisi delle sconfitte. Visto che proprio la sconfitta sta diventando una costante del Movimento 5 Stelle e che mai abbiamo assistito a una disamina lucida delle tornate elettorale che si sono alternate dalle politiche del 2018 a oggi. Nella notte, il leader politico del Movimento 5 Stelle ha affermato che la sconfitta pentastellata è dovuta alla scarsa affluenza al sud e allo scarso radicamento sul territorio.

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Di Maio non sa fare l’analisi della sconfitta

Scuse. Perché l’affluenza al sud non è stata così diversa rispetto alle scorse elezioni europee, perché le elezioni europee sono una competizione nazionale e non territoriale. Luigi Di Maio dovrebbe imparare a guardare in faccia la realtà. E a capire che il bacio mortale dato a Salvini è un punto di non ritorno per il Movimento 5 Stelle.

Quello che Di Maio non dice: salvare Salvini è stata la fine del M5S

Non tanto per le politiche sull’immigrazione, non tanto per un contratto di governo diventato litigioso, non tanto per la distribuzione delle cariche all’interno dell’esecutivo. Il Movimento 5 Stelle ha perso la sua credibilità agli occhi degli elettori quando, dopo esser stato giustizialista senza se e senza ma in tutte le occasioni precedenti, ha scelto di salvare Matteo Salvini dal processo chiesto dal tribunale dei ministri sul caso della nave Diciotti. In quella circostanza, ha dimostrato due cose: che i politici del Movimento 5 Stelle, pur di conservare il posto al governo, sono disposti ad andare contro i propri principi; che Matteo Salvini è e resta intoccabile e che, forzando un po’ la mano, ha quella potenza di fuoco di fare quello che vuole.

Non è un caso che, secondo YouTrend, la maggior parte dei voti persi dal Movimento 5 Stelle non è andato al Pd (come vuole la leggenda del ritorno all’ovile), ma proprio in direzione della Lega. Due partiti che, nella loro attività di governo, vengono percepiti come la stessa cosa, con Matteo Salvini che ha schiacciato con forza i propri alleati dal punto di vista della popolarità. Questo, ovviamente, anche grazie all’episodio del processo sulla nave Diciotti.

L’altro grande bacino di voti perso dal Movimento 5 Stelle è andato verso l’astensione. E allora sì, questo dato si può citare ma solo se si ha prima l’onestà intellettuale di dire che la partita con la Lega è stata persa su tutti i fronti. Ma a quanto pare, Di Maio è ancora troppo scosso per ammetterlo.