Di Battista difende i “meriti di Luigi”, ma non si spengono le voci dell’addio di Di Maio prima del 26 gennaio

di Ilaria Roncone | 11/01/2020

di maio
  • Le voci corrono: Di Maio starebbe per lasciare la leadership del Movimento

  • Lo staff del ministro degli Esteri smentisce

  • La presunta data dovrebbe essere prima delle elezioni in Emilia-Romagna e Calabria

«Se il paese è migliorato è anche merito di Luigi»: queste le parole di Alessandro Di Battista dopo che la notizia sul possibile addio di Di Maio è stata diffusa da Il Fatto Quotidiano. Di Maio sarebbe pronto a fare un passo indietro, seppur non volontariamente, lasciando un vuoto alla leadership dei 5 Stelle. Diamo a Cesare quel che è di Cesare, dunque, e Di Battista elenca i meriti di Di Maio: la legge sulla prescrizione, la Spazzacorrotti, il Reddito di cittadinanza, i vitalizi abbattuti e il Decreto Dignità che «ogni mese dà i suoi frutti».

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Attacchi sugli Esteri: «Il tiro a Di Maio è indecente»

Di Battista difende Di Maio anche nelle vesti di ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale: «Affronta questioni estremamente complesse con le parole e i gesti corretti» ma «politici e editori in malafede producono attacchi su attacchi vili e scomposti». Il riferimento è al trattamento che i politici e la stampa avrebbero avuto nei riguardi dei precedenti ministri che ricoprivano lo stesso ruolo, che se fossero stati attaccati «soltanto un centesimo di come stanno facendo con lui, questo paese sarebbe decisamente migliore».

Intanto Di Maio smentisce ma nel Movimento tutti parlano del suo addio

«Una narrazione, con tanto di fantomatica data delle dimissioni, che appare decisamente surreale»: così sono state definite le voci sull’imminente addio di Di Maio ancor prima delle elezioni del 26 gennaio da parte del suo staff. A dirlo sarebbero «svariate fonti» con il preciso intento, a detta dei collaboratori di Di Maio, di portarlo alle dimissioni da capo del Movimento. Sono diversi i parlamentari che domandano a Luigi Di Maio di dimettersi da capo politico per mantenere il ruolo di ministro. Dovrebbe scegliere, in sostanza, o l’uno o l’altro. E la domanda arriva dall’interno del suo movimento, quello che ha portato alla vittoria e al governo. Lo ricorda uno dei suoi fedelissimi, il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano, che definisce «parassiti che ci stanno succhiando il sangue dall’interno» coloro che diffondono le voci. Anche il Guardasigilli Bonafede, la vice ministra dell’economia Laura Castelli e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro si sono espressi a sostegno del leader dei pentastellati. La storia, quella che lo staff ha definito “narrazione”, racconta di un giovedì sera in cui durante l’assemblea congiunta della Camera non si parlava di altro che dell’addio di Di Maio. Alcuni big avrebbero espresso la loro opinione su questa decisione e sia le chat private che di gruppo sarebbero state riempite di ipotesi in merito. Nessuno si sbottona, almeno per ora, quindi non rimane che attendere un (eventuale) comunicato ufficiale.