Chi è Susan e perché oggi se ne parla anche in Italia

16/07/2020 di Enzo Boldi

Nessuno vuole diventare come Susan: occhi arrossati, obesità, schiena ingobbita, calvizie incipiente e tante rughe. Da questa mattina, anche in Italia, si parla tanto di questa figura computerizzata realizzata da DirectApply che ha provato a immaginare le condizioni fisiche – su quelle mentali occorreranno altri studi meno estetici – di un lavoratore dopo un quarto di secolo in smartworking. Ma Chi è Susan? È l’emblema, grafico – anche se sembra trattarsi di una previsione apocalittica – di come potremmo diventare continuando a lavorare da casa.

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Lo studio è stato condotto dalla piattaforma DirectApply che, dopo un lavoro di confronto tra esperti di psicologia e di fitness. Mostra gli effetti di un lavoro da remoto lungo 25 anni sul corpo di una donna (ma sarebbe lo stesso anche su un uomo). Effetti fisici come gli occhi arrossati, l’obesità, la calvizie, le rughe e tutto quel che diventa anti-estetico. Perché lo smartworking, che al momento sembra essere molto apprezzato per la sua praticità, potrebbe avere effetti nefasti sulla salute.

Chi è Susan, la ricostruzione degli effetti dello smartworking

Oltre al chi è Susan, questo approfondimento di DirectApply mostra effetti devastanti sulla salute dei lavoratori. E non è una vicenda nuova. Fin dall’inizio dello smartworking – diventato mantra per via del lockdown e l’emergenza sanitaria – alcuni esperti hanno espresso perplessità sulla lunga durata. Con il lavoro da remoto, infatti, si può operare con maggiore comodità, ma si annullano quei tempi – anche lo stesso trasferimento tra casa e ufficio – che aiutano il nostro cervello, anche se spesso pensiamo di essere più stressati dalle code in strada o dai mezzi pubblici affollati.

Un quadro devastante

Come detto, solo oggi in Italia ci si chiede chi è Susan, ma quello studio risale a qualche settimana fa. Ed è una considerazione, seppur apparentemente apocalittica, di come la comodità dello smartworking possa avere riflessi devastanti sulla nostra mente e sul nostro fisico. Perché si sa che le due cose sono collegate.

(foto di copertina: da DirectApply)

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