Secondo il cda Rai, parlare di Moscopoli influenza le elezioni in Umbria: l’attacco a Report

di Redazione | 23/10/2019

cda Rai
  • Il cda della Rai e i suoi consiglieri di maggioranza avrebbero attaccato Report

  • Secondo loro, la trasmissione avrebbe violato la par condicio, viste le elezioni in Umbria

Report, andato in onda il 21 ottobre, ha fatto il 9,1% di share. Un successo enorme per una trasmissione di approfondimento in onda in prima serata su Raitre, in mezzo alla concorrenza spietata delle altre reti. Oggetto della trasmissione – come è noto – è stato lo scandalo Moscopoli che riguarderebbe la Lega di Matteo Salvini. Nonostante questo successo, però, il cda Rai si ribella.

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Cda Rai attacca Report

Stando a quanto riportato da Repubblica, i consiglieri di maggioranza del consiglio di amministrazione avrebbero accusato la trasmissione di Sigfrido Ranucci di violare le norme sulla par condicio (ovvero quelle che, in periodo elettorale, dovrebbero garantire la stessa copertura per tutti i partiti), in riferimento alle elezioni regionali che si terranno in Umbria domenica 27 ottobre.

In modo particolare, a lamentarsi sarebbero stati  Igor De Biasio, in quota Lega, e Gianpaolo Rossi, in quota Fratelli d’Italia. A opporsi a questa chiave di lettura, invece, sono stati i consiglieri di minoranza Rita Borioni, in quota Pd, e Riccardo Laganà, rappresentante dei dipendenti.

Interpretando il pensiero dei consiglieri di maggioranza del cda, si può immaginare che la trasmissione incentrata su Matteo Salvini e sulla Lega – visto che non vi erano altri partiti nel contraddittorio – abbia provocato dei danni alla corsa del Carroccio alle elezioni regionali in Umbria, proprio perché la trasmissione avrebbe fatto emergere aspetti poco chiari relativi al partito nell’affare Moscopoli.

La presunta violazione della par condicio da parte di Report secondo il cda Rai

Ovviamente, la protesta del cda Rai si configura come una di quelle situazioni in cui l’azienda – nonostante l’ottimo risultato di un proprio prodotto – fa del masochismo accusando quello stesso prodotto di altre violazioni. In questo caso dettate da un’impronta politica ben precisa. Questo, però, non è servizio pubblico. Quello fatto da Report, invece, sì.