Torna in carcere il l’uomo coinvolto nel rapimento del piccolo Giuseppe Di Matteo, il bambino sciolto nell’acido

di Redazione | 20/05/2020

Cataldo Franco
  • Cataldo Franco è stato il carceriere del piccolo Giuseppe Di Matteo, il bambino sciolto nell'acido dalla mafia

  • Era stato momentaneamente liberato in seguito all'emergenza coronavirus

  • Faceva parte di quell'elenco citato oggi dall'intervento del ministro Bonafede in Senato

Cataldo Franco aveva usufruito della situazione di emergenza sanitaria e delle conseguente norme previste dal codice penale italiano in casi come questo per rientrare a casa – in regime di arresti domiciliari – durante la pandemia di coronavirus. Il carceriere del piccolo Giuseppe Di Matteo, il bambino che venne sciolto nell’acido per decisione del boss mafioso Giovanni Brusca, faceva parte di quell’elenco di detenuti – citato anche oggi nell’intervento al senato di Alfonso Bonafede – che erano stati momentaneamente scarcerati, viste le condizioni degli istituti penitenziari in un momento difficile come quello del coronavirus, in cui le norme di sicurezza, evidentemente, potevano essere garantite soltanto in parte.

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Cataldo Franco torna in carcere, era stato coinvolto nel rapimento di Giuseppe Di Matteo

Il 20 maggio Cataldo Franco è rientrato nuovamente in carcere Pagliarelli a Palermo, prima del trasferimento al carcere di Opera, dove terminerà di scontare la sua pena. Nel frattempo, dallo scorso 6 maggio, il carceriere del piccolo Giuseppe Di Matteo aveva trascorso un breve periodo di detenzione domiciliare presso la sua abitazione a Geraci Siculo. L’uomo ha 85 anni e rientra in quella fattispecie dell’ordinamento penitenziario italiano, il cui stato di salute precario può consentire, in casi eccezionali, la sospensione della detenzione in carcere.

La vicenda del piccolo Giuseppe Di Matteo è tristemente nota, nell’Italia devastata dai reati di mafia dei primi anni Novanta. 779 giorni di prigionia per il figlio del pentito Santino Di Matteo in un casolare sorvegliato proprio da Cataldo Franco che terminarono con quel tragico e brutale epilogo. Una faida interna alle famiglie della criminalità organizzata siciliana che si concluse con un gesto di vera ferocia ordinato da Giovanni Brusca.