Per Burioni il vaccino Pfizer potrebbe essere «la fine di questo incubo»

Il virologo ha commentato la notizia dell'efficacia del vaccino Pfizer al 90%

09/11/2020 di Ilaria Roncone

Pfizer Burioni

La fine di questo incubo. Così Burioni ha definito, potenzialmente, la notizia dell’efficacia del vaccino Pfizer. Nella giornata di oggi è arrivato l’annuncio che ci fa ben sperare durante questa seconda, durissima ondata di coronavirus che sta mettendo alla prova il mondo intero e che in Italia sta mettendo in ginocchio il sistema sanitario. Il virologo Roberto Burioni ha commentato la notizia sottolineando che dobbiamo «tenere duro perché tra poco potrebbe arrivare la conferma definitiva dell’efficacia».

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Efficacia vaccino Pfizer al 90%

Il vaccino prodotto dall’americana Pfizer insieme al partner tedesco BioNTech avrebbe un’efficacia al di sopra delle aspettative pari al 90%, come dimostrano gli ultimi dati della sperimentazione comunicati oggi a tutto il mondo. Il vaccino si trova ora nella terza fase e l’azienda ha comunicato di poterne produrre 20-30 milioni entro la fine dell’anno che diventeranno  1,3 miliardi nel 2021. Il virologo ha commentato la notizia sul suo sito di divulgazione scientifica e sembra ottimista al riguardo, facendo un paragone calcistico: «Siamo al decimo del secondo tempo e stiamo vincendo 3 a zero».

Pfizer Burioni: «Il vaccino è ragionevolmente sicuro»

Non esita a definirlo «ragionevolmente sicuro», dato dimostrato «in studi di fase 1 e 2». La sperimentazione del farmaco, spiega Burioni, ha coinvolto 44 mila persone divise in due gruppi. 21 mila di queste sono state vaccinate e le restanti 21 mila no; nessuno dei partecipanti sapeva il gruppo di appartenenza. «Una settimana dopo la seconda (e ultima) dose di vaccino», ha spiegato Burioni, «i ricercatori hanno cominciato a contare i casi di COVID-19 che si sono verificati nei due gruppi». Il risultato – finora – è che si sono verificati 94 casi di contagi «e pare che siano quasi tutti tra i non vaccinati». Burioni informa che per terminare lo studio occorre «arrivare a 156 infettati e le cose potrebbero anche cambiare».

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