L’ordine dei medici dice che se non facciamo un lockdown totale avremo 10mila morti in più in un mese

Le parole Filippo Anelli, presidente della Federazione degli Ordini dei medici

09/11/2020 di Redazione

medici positivi al lavoro

Filippo Anelli, presidente della Federazione degli Ordini dei medici, è chiarissimo. Ci vuole un lockdown totale. Dopo le richieste partite dai singoli ordini regionali, ora è l’associazione dei camici bianchi in tutta Italia a chiedere una misura drastica per il nostro Paese, allo scopo di evitare ancor di più il dilagare della pandemia.

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Lockdown totale, la richiesta dell’Ordine dei medici in Italia

La federazione degli Ordini dei medici, infatti, sostiene che il ritmo di crescita dei contagi degli ultimi giorni (unito alla moltiplicazione dei decessi e ai ricoveri in terapia intensiva) potrà portare al collasso tutte le strutture sanitarie e il sistema di assistenza alla persona stesso, a partire dai medici di base, fino ad arrivare ai centri specializzati. Secondo Filippo Anelli, infatti, le misure messe in campo fino a questo momento non sono affatto sufficienti per arrestare la seconda ondata di coronavirus in Italia.

L’orizzonte che l’ordine dei medici intravede nelle prossime settimane è quello di uno scenario apocalittico. Secondo Filippo Anelli, che oggi ha parlato con il quotidiano La Repubblica rivolgendo l’ennesimo appello all’esecutivo sul lockdown totale, è quello di contare altri 10mila morti nel prossimo mese, con una quantità di ricoveri in terapia intensiva di oltre 5mila unità. Dati che il nostro sistema sanitario non può permettersi.

Lockdown totale, le ragioni alla base delle richieste

E che il sistema sanitario sia al collasso lo certificano i racconti che arrivano dalle strutture ospedaliere italiane, con i pazienti che – spesso – vengono assistiti per la prima volta all’interno delle loro auto, con le ambulanze in fila per entrare nei pronto soccorso, con i medici che vengono precettati per lavorare nei reparti Covid e con una quantità di richieste che supera la reale capacità di manodopera da questo punto di vista.

La sensazione è che quei medici che hanno fatto turni disumani durante la prima ondata siano ai minimi termini anche da un punto di vista psicologico e che le definizioni di “eroi” non bastino più da sole a giustificare i grandi sacrifici compiuti anche nelle ultime ore.

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