Nel primo dibattito di Bloomberg, tutti gli altri Democrats hanno attaccato il «repubblicano» sbagliato

di Gianmichele Laino | 20/02/2020

Bloomberg
  • Bloomberg ha partecipato al primo dibattito per le primarie democratiche

  • Tutti gli altri candidati hanno attaccato lui

  • Ad avvantaggiarsi di questa posizione, Donald Trump di cui nessuno ha parlato con forza

Michael Bloomberg piomba nelle primarie democratiche. E lo fa come se fosse stato sottoposto a un fuoco di fila di attacchi da parte di tutti i candidati in corsa per la nomination. Prima Elizabeth Warren, poi Bernie Sanders, poi ancora Joe Biden e Amy Klobuchar, infine anche Pete Buttigieg. Tutti i candidati democratici hanno preso di mira l’ex sindaco di New York (tra le altre cose, ex sostenitore dell’ex presidente repubblicano George W. Bush), attaccandolo soprattutto sul tema della sicurezza, delle parole utilizzate in passato nei confronti delle donne e sulla sua attuale situazione fiscale.

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Bloomberg e il primo dibattito da candidato democratico

Il miliardario americano, con un patrimonio che supera addirittura quello di Donald Trump, non ha ancora fatto chiarezza sulla sua situazione finanziaria, nonostante le richieste in questa campagna elettorale e, secondo i suoi avversari, si sarebbe ‘comprato’ il diritto a partecipare alle primarie democratiche. Del resto, Bloomberg entrerà in corsa soltanto il prossimo 3 marzo, quando si sarà già votato in alcuni stati e quando, tuttavia, ci sarà un indirizzo decisivo per le primarie democratiche con il Super Tuesday, che raccoglie insieme i voti di Alabama, Arkansas, California, Colorado, Maine, Massachusetts, Minnesota, North Carolina, Oklahoma, Tennessee, Texas, Utah, Vermont e Virginia.

Gli attacchi subiti da Bloomberg

La Warren è stata l’avversaria più dura per Bloomberg, quella che gli ha ricordato più volte di aver utilizzato termini poco lusinghieri con le donne. Ma anche Biden e Sanders lo hanno attaccato per la sua leggerezza con cui, da sindaco di New York, aveva permesso alle forze dell’ordine di utilizzare metodi piuttosto restrittivi con episodi di microcriminalità portati avanti soprattutto da stranieri. Bloomberg, inoltre, ha raccolto critiche anche da parte dei rappresentanti dem più liberisti e più vicini a quell’elettorato moderato al quale punta.

Una buona notizia per Donald Trump che, praticamente, resta soltanto sullo sfondo del dibattito democratico, senza mai diventare realmente protagonista. In questa sfida così accesa tra i candidati dem, Trump sembra essere soltanto un’immagine sfocata, di cui bisognerà preoccuparsi in seguito. Il rischio è quello di perdersi nelle divisioni interne al partito, tra ala progressista e ala moderata, spalancando all’attuale inquilino della Casa Bianca la strada verso la rielezione.