Berizzi: «Salvini ha sdoganato un lessico fascista che ha portato allo striscione di Piazzale Loreto»

02/05/2019 di Gianmichele Laino

Il titolo della puntata di ieri di Otto e Mezzo, programma condotto da Lilli Gruber su La7, era molto eloquente: Il primo maggio contro l’onda nera. In studio, tra gli altri ospiti, c’era anche il giornalista di Repubblica Paolo Berizzi, autore del libro Nazitalia e da sempre impegnato, per il proprio giornale, a denunciare i ripetuti tentativi, da parte di alcuni gruppi, di riportare in vita gli ideali del fascismo.

Berizzi parla del libro di Salvini e della casa editrice di Casapound

Paolo Berizzi ha affrontato il primo tema d’attualità sul fenomeno, ovvero la pubblicazione di un libro-intervista a Matteo Salvini con una casa editrice vicina a Casapound. Il ministro dell’Interno ha negato il coinvolgimento in questa scelta, ma Berizzi ha rilanciato: «Credo che Salvini sapesse chi era il suo editore. Come sapeva del giubbino di CasaPound indossato allo stadio. Fa tutto parte dei rapporti che il ministro degli Interni intrattiene da anni coi fascisti del terzo millennio». 

Non solo. Berizzi ha parlato anche del linguaggio che ammicca agli slogan del fascismo e a come questo possa influenzare la società. Lo scorso 28 luglio, in occasione dell’anniversario della nascita di Benito Mussolini, Matteo Salvini – pur non citandolo direttamente e non facendo riferimento alla sua persona – scrisse sui suoi social network una frase che spesso viene attribuita al Duce: «Molti nemici, molto onore».

Il linguaggio di Salvini e lo striscione fascista di Milano

Paolo Berizzi ha attualizzato quella frase pronunciata ormai quasi un anno fa: «Ci sono due leggi che vietano propaganda fascista: la Scelba e la Mancino. Guarda caso la Lega voleva abolire la Mancino. Salvini che scrive “Tanti nemici tanto onore” nel genetliaco del Duce ha sdoganato un lessico fascista che ha portato allo striscione di Piazzale Loreto». Il riferimento è al messaggio mostrato da alcuni ultrà della Lazio a Milano, in occasione della trasferta della loro squadra per la semifinale di ritorno di Coppa Italia. In quella circostanza, Salvini ha detto che si era trattato di un gruppo di «idioti andati lì a far casino». 

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