Il bando sui banchi di Arcuri-Azzolina, l’imprenditore: «Nessuna azienda italiana soddisfa i requisiti»

di Gianmichele Laino | 24/07/2020

bando sui banchi

Il bando sui banchi di scuola che è stato approntato dal ministero dell’Istruzione con il supporto del commissario straordinario Domenico Arcuri ha messo in crisi gli imprenditori del settore, come ha testimoniato Luciano Capone del Foglio, intervistando uno dei massimi operatori dell’arredo scolastico in Italia. Il bando predisposto dal ministero dell’Istruzione richiede alle aziende la produzione di un numero di banchi e di sedie pari a 3,7 milioni di pezzi, 200mila a lotto. Secondo le confederazioni di settore, sarebbe una somma pari a quella della produzione di cinque anni interi delle aziende italiane che operano in quest’area di mercato.

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Bando sui banchi, le critiche dei produttori

Un’impresa titanica che, tra le altre cose, dovrebbe prodursi in pochissimo tempo (la sottoscrizione del contratto dovrebbe avvenire entro il 7 agosto, mentre la consegna dei pezzi dovrebbe arrivare il 31 agosto, in 23 giorni compresi i festivi) e in un momento dell’anno molto delicato in cui è difficile mettere d’accordo non soltanto le tempistiche delle imprese produttrici, ma anche quelle dei rapporti tra queste ultime e i loro fornitori.

Secondo Salvatorelli di Vastarredo, contattato dal Foglio, il bando potrebbe escludere tutte le imprese italiane perché nei requisiti previsti, si richiede che le aziende abbiano prodotto, nei tre anni precedenti, almeno il doppio della quantità di banchi prevista da ciascun lotto (quindi, se i lotti sono da 200mila, la richiesta di partenza doveva essere di 400mila). Vastarredo sostiene che, attualmente, nessuna impresa italiana sia in grado di produrre questo quantitativo di materiali o che lo abbia prodotto in passato. Un ostacolo che sembra insormontabile prima nella teoria e poi nella pratica.

Bando sui banchi, quali sono gli ostacoli

Nella teoria, infatti, ci sono gli ostacoli previsti dal bando, nella pratica – oltre ai problemi legati al poco tempo a disposizione e ai rapporti con i fornitori – ci sarebbero anche le infrastrutture delle aziende italiane che non sono adatte a una produzione così massiccia. Cosa succederà dunque e dove si siederanno i bambini e i ragazzi delle scuole italiane se nessuna azienda parteciperà al bando di Azzolina e Arcuri?