La tragedia di Aurelio Visalli e il messaggio (poi cancellato) su Instagram: «Nessuno è morto per salvarmi»

Uno dei due quindicenni aveva espresso questo pensiero sul social network subito dopo la tragedia

di Redazione | 28/09/2020

Aurelio Visalli

Bisogna interrogarsi sull’utilizzo dei social network dopo le tragedie. Una domanda che ci siamo posti anche nei giorni scorsi, quando abbiamo raccontato dell’omicidio-suicidio in Valsassina e dell’omicidio-suicidio di Rivara Canavese, entrambi causati da papà che hanno ucciso i figli prima di togliersi la vita. Il caso della morte di Aurelio Visalli (sottufficiale della Capitaneria di Porto di Milazzo) è completamente diverso, ma le dinamiche dell’utilizzo dei social a poche ore (addirittura minuti) dalla tragedia è più o meno simile. L’uomo, un militare della Guardia Costiera, era intervenuto a Milazzo per salvare due ragazzi minorenni dalla furia delle onde. Tuttavia, non avendo a disposizione un equipaggiamento adatto, è stato lui a morire travolto dalla mareggiata, mentre i due ragazzi si sono messi in salvo.

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Il messaggio del ragazzo che Aurelio Visalli ha tentato di salvare

Un atto di eroismo, che ad Aurelio Visalli è stato riconosciuto da tutti. La tragedia ha colpito particolarmente il mondo della politica, che ha voluto trasmettere messaggi di cordoglio per quanto accaduto al militare della Guardia Costiera. Di tenore completamente diverso il messaggio – che era stato diffuso tramite Instagram Stories – di uno dei due ragazzi in difficoltà.

«Ragazzi apposto, sono sano e salvo. Mentre facevo le capriole in spiaggia, a me e al mio amico ci prende in pieno un’onda e mi trascina al largo, nessuno si è buttato, quindi prima di dire che qualcuno è morto per salvare me, cazzate». Un messaggio di pessimo gusto che, non a caso, è stato travolto da critiche subito dopo la sua pubblicazione. Tant’è che il ragazzo ha immediatamente rimosso la sua Stories, sostituendola con una più consona alla situazione, in cui – tra le altre cose – si ringrazia anche il proprio soccorritore che, purtroppo ha perso la sua battaglia.

Anche il Siulm, il sindacato unitario dei lavoratori militari ha espresso sconcerto per quanto accaduto: «Con sconcerto e rabbia – scrivono -, già ieri, quando Aurelio era disperso, abbiamo visto un video del ragazzo soccorso che raccontava la sua bravata raccogliendo like senza minimamente citare il sottufficiale che ha dato la vita per soccorrerlo. Un altro militare che ha dato la vita nello svolgimento del suo dovere di soccorso e aiuto alla collettività».

La famiglia di Aurelio Visalli chiede verità

Un aspetto della tragedia che proprio non ci voleva e che nasce proprio per questo utilizzo disinvolto dei social network, anche quando si tratta di argomenti molto forti, che viviamo sulla nostra pelle in prima persona. La famiglia di Aurelio Visalli, ora, cerca giustizia: per le condizioni in cui è stato chiamato a intervenire, per capire se ci sono stati dei ritardi nei soccorsi, per chiedere la verità su quella morte che a tutti è sembrata anomala. La stessa famiglia che non ha certo bisogno di polemiche innescate sui social network da chi ostenta leggerezza anche nelle tragedie.