Nuova Zelanda, il nome di Luca Traini dimostra ciò che non avevamo capito di Macerata

di Gianmichele Laino | 15/03/2019

nome Luca Traini
  • Su uno dei caricatori usati per l'attentato in Nuova Zelanda c'era il nome di Luca Traini

  • Oggi, forse, riscopriamo la gravità di un gesto - l'attentato di Macerata - che abbiamo per troppo tempo sottovalutato

Non ci siamo mai resi conto appieno della gravità del gesto commesso da Luca Traini il 3 febbraio del 2018. Quando l’italiano simpatizzante della Lega, vicino a movimenti di estrema destra imbracciò una pistola ed esplose diversi colpi di arma da fuoco nel centro cittadino di Macerata, si relegò la notizia a grave fatto di cronaca. Nulla di più. Oggi, il nome Luca Traini scritto a caratteri bianchi e perfettamente leggibili su uno dei caricatori degli attentatori in Nuova Zelanda, quelli che hanno formato il commando di 4 persone che ha fatto almeno 40 vittime nelle moschee di Christchurch, ci svela tutta la verità sulla portata di quell’episodio.

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Nome Luca Traini sul caricatore: ecco cosa significava il gesto di Macerata

Non un semplice fatto di cronaca, non soltanto un raid razzista, non una sparatoria tutto sommato contenuta, dal momento che le sei vittime – tutte di origini africane – rimasero «soltanto» ferite. Non ci fu il morto a Macerata e tutti tirarono un sospiro di sollievo. In fondo, quello che venne definito «raid razzista» non aveva lasciato dietro di sé una striscia consistente di sangue. In fondo – è stata l’idea che si era instillata nella mente degli italiani in piena campagna elettorale per le elezioni politiche – questo razzismo non fa poi così male.

Invece, oggi, ci rendiamo conto della gravità del fenomeno. Innanzitutto, andrebbe classificato come merita: ovvero come attentato terroristico in piena regola. Se quello di Chritschurch lo è (almeno 40 vittime bastano a certificarlo), lo era anche quello di Macerata. Poiché, lo abbiamo scoperto oggi, quello di Christchurch proprio a Macerata si è ispirato.

Il gesto di Luca Traini ha fatto il giro del mondo

Il gesto di Luca Traini – figura che, tra l’altro, si prova a riabilitare oggi, attraverso le sue dichiarazioni riportate dal carcere, la sua attenzione nei confronti dei compagni di cella stranieri, il suo pentimento  – ha fatto il giro del mondo. È stato il grilletto per altra violenza. Un innesco esplosivo che ha superato gli oceani e ha fatto vittime, almeno 40.

Al pari di Anders Behring Breivik, autore di un feroce attentato di matrice neonazista e fondamentalista in Norvegia (77 le sue vittime), Luca Traini è stato indicato come un ispiratore di una vicenda d’odio e di violenza. Ora, forse, ci renderemo davvero conto di ciò che è stato il fatto di Macerata. Di ciò che sarebbe potuto essere. Di dove ci ha portato.