Travaglio insiste contro Vauro: «È difficile ammettere di aver sbagliato vignetta?»

di Redazione | 09/12/2018

vauro
  • Continua il botta e risposta tra Marco Travaglio e Vauro per la vignetta bocciata dal Fatto su Tav e Danilo Toninelli

  • «Io sono convinto che i satiristi sono sacri», ha detto il vignettista

  • «È difficile ammettere di aver sbagliato?», ha risposto il direttore

È continuato ancora oggi il botta e risposta tra Marco Travaglio e il vignettista Vauro, cominciato due giorni fa con l’ipotesi di censura di un disegno, poi pubblicato solo nella pagine interne. Oggi sulle pagine del Fatto Quotidiano il direttore ha ribadito di considerare «sbagliata» la vignetta di cui l’autore aveva denunciato la bocciatura invitando a «scendere dal piedistallo».

Il caso della vignetta su Toninelli censurata (nascosta nelle pagine interne)

Tutto è cominciato con un tweet di Vauro, postato nel tardo pomeriggio di venerdì 7 dicembre. «Ecco la vignetta che sarebbe dovuta uscire su Il Fatto di domani sabato 8 dicembre ma che Il direttore Marco Travaglio ha deciso di non pubblicare», è stato il suo messaggio. Nel disegno erano rappresentati una attivista ‘Sì Tav’, favorevole al treno alta velocità Torino-Lione, un ‘No Tav’ contrario all’opera pubblica’ e infine il ministro Danilo Toninelli come ‘Boh Tav’ con aria confusa: una chiara frecciata al Movimento 5 Stelle che non ha assunto sulla questione una posizione netta rinviando tutto ad un’analisi costi-benefici. La vignetta il giorno seguente, cioè ieri sabato 8, è apparsa nelle pagine interne e in versione rimpicciolita all’interno di un box firmato da  Travaglio in cui il direttore ha rivendica il suo diritto di «contestare a un collaboratore un fatto non vero».

 

 

Vauro: «Io, convinto che i satiristi sono sacri»

Oggi la replica di Vauro. «Non considero il nostro giornale come una ‘buca delle lettere’. Ho voluto farne parte come redattore – ha scritto il vignettista – perché convinto che ‘I satiristi sono sacri (almeno qui al Fatto)’, titolo di un editoriale del direttore Marco Travaglio dell’agosto 2016, e perché il Fatto è un ‘giornale nato per pubblicare ciò che nessuno pubblicherebbe mai in una stanza conformista e bigotta’, di Marco Travaglio dal medesimo editoriale». E ancora: «Non ho sfidato nessuno a non pubblicare la mia vignetta, anzi, ho messo per iscritto il fatto che il direttore possa decidere in tal senso, rientra nel suo pieno diritto. Nel mio rientra quello di poter contestare questa decisione e ribadisco ambedue i concetti».

Travaglio: «È difficile ammettere di aver sbagliato?»

«Il Fatto – ha risposto Travaglio – è nato per pubblicare ciò che gli altri non pubblicano quando non vogliono dire la verità, non quando non vogliono dire bugie. La libertà di satira non c’entra nulla con la libertà di bufala. E non pubblicare un pezzo o una vignetta sbagliati non è censura: è un’opera buona (in ogni caso la vignetta in questione è stata pubblicata)». Poi il direttore continua: «Quando un giornalista prende una cantonata o non scrive in italiano o usa un linguaggio criptico, oppure un satirista fa una vignetta sciatta, o poco divertente, o male informata, spetta al direttore l’ingrato compito di farglielo notare e chiedergli di riscrivere meglio l’articolo o di mandare una vignetta più azzeccata. Capita a tutti di sbagliare. Basta scendere dal piedistallo, applicare a se stessi l’ironia che si usa per gli altri e riconoscerlo serenamente. È tanto difficile ammettere di avere sbagliato vignetta?».

(Foto di copertina da archivio Ansa)