Anche la Lega vuole ‘rottamare’ Tria: «Ne possiamo trovare un altro»

di Redazione | 27/09/2018

manovra tria

Giovanni Tria verrà certamente ricordato in futuro per essere stato (almeno all’inizio dell’esperienza al governo, poi chissà) il ministro meno apprezzato dal suo stesso esecutivo. Il titolare del dicastero dell’Economia e delle Finanze infatti, dopo essere finito nel mirino del Movimento 5 Stelle e del vicepremier Luigi Di Maio, che chiede maggiori risorse (con innalzamento del deficit) per attuare il reddito di cittadinanza e altre promesse elettorali, viene criticato anche dalla Lega. O meglio, anche il Carroccio s’interroga sul suo operato e prende in considerazione l’ipotesi di una sostituzione.

Il capogruppo della Lega Molinari: «Se Tria non è nel progetto, troveremo un altro ministro»

«Se Tria non è più nel progetto, troveremo un altro ministro dell’Economia», ha affermato stamattina senza usare mezze misure Riccardo Molinari, il capogruppo della Lega alla Camera, nel corso del programma di Raitre Agorà. Poi il sottosegretario leghista alle Infrastrutture Armando Siri, al Gr1: «Non credo che il ministro Tria voglia venir meno al suo impegno e al suo lavoro in questo governo. Poi, ognuno è libero di assumere le decisioni che vuole. Noi abbiamo un contratto Lega-Cinque Stelle, il ministro Tria lo ha letto prima di accettare l’incarico al Mef». «Io penso – ha proseguito – che alla fine prevarrà il buonsenso, e prevarrà l’interesse generale degli elettori. Abbiamo bisogno di un cambio di passo, senno’ non saremmo il governo del cambiamento».

Le tensioni tra il ministro e governo sulla legge di Bilancio in via di definizione sono esplose con la diffusione della registrazione audio con lo sfogo di Rocco Casalino contro i tecnici del Mef, colpevoli secondo il portavoce del premier Conte di ostacolare volutamente i piani del Movimento 5 Stelle. Ma anche Di Maio è stato molto chiaro. Il 18 settembre ad esempio, a fronte della prudenza di Tria sui conti pubblici, il ministro di Sviluppo Economico e Lavoro ha dichiarato: «Pretendo che il ministro dell’Economia di un governo del cambiamento trovi i soldi per chi è in grande difficoltà».

Stando a quanto racconta oggi il Corriere della Sera (articolo di Enrico Marro) Tria in queste ore e in questi giorni si trova a decidere se subire i diktat del M5S (che vogliono addirittura far salire il deficit/pil al 2,4% dall’1,6% programmato dal ministro) o gettare la spugna con dimissioni che risulterebbero, ovviamente, clamorose. Repubblica intanto (articolo di Tommaso Ciriaco e Carmelo Lopapa) racconta di un Di Maio pronto a chiedere le dimissioni del ministro dell’Economia in caso di conferma dell’1,6% o di un livello di deficit poco più alto, lontano dal 2,4% richiesto. Un sacrificio, quello di Tria, che in area M5S definiscono «inevitabile» in caso di rottura. Altra storia è poi quella raccontata davanti ai microfoni, con le smentite. «Non c’è in programma nessuna richiesta di dimissioni», ha detto Di Maio in mattinata a Bruxelles. Il braccio di ferro continua.

(Foto di copertina da archivio Ansa. Credit immagine: ANSA / CLAUDIO PERI)