Macron: «Taglio fiscale e deficit al 2,8%». Di Maio lo vuole imitare (ma non può)

di Redazione | 24/09/2018

Luigi Di Maio

«Non dico facciamo il 2.8% di deficit come Macron. Ma possiamo andare fin dove ci serve per finanziare le nostre misure». Parola del ministro per lo Sviluppo economico Luigi di Maio, dopo l’incontro con i sindacati a Genova. «Macron ci sta facendo una serie di assistha aggiunto il ministro – prima parlando di reddito universale, poi portando il deficit al 2.8%. Significa che pensiamo tutti che le misure di austerity siano superate».

Il vicepremier ha inoltre risposto su Instagram alle domande dei follower sulla manovra, dopo il vertice cdi stamane. Niente tagli alla sanità, a suo dire e cacciata dei dirigenti politicizzati. «Non ci saranno tagli ai servizi sanitari. Neppure un taglietto. La salute dei cittadini è la cosa più importante. Dobbiamo allontanare i dirigenti politicizzati, eliminare gli sprechi e fare nuove assunzioni», ha spiegato.

Ma perché Macron sta tagliando le tasse? Deve levare quasi 25 miliardi, 18,8 miliardi a vantaggio delle imprese e 6 miliardi a favore delle famiglie, per ottenere un rapporto tra deficit e Pil dal 2,6% al 2,8% raggiungibile nel 2019. Come però ben spiega Giuliana Ferraino sul Corriere Di Maio non può imitare Macron. Noi abbiamo un enorme debito pubblico. «Salito – spiega Ferraino – a più di 2.300 miliardi nell’ultima rilevazione della Banca d‘Italia, cioè oltre il 130% del Pil. Con l’obiettivo di abbattere progressivamente questa montagna che vincola la nostra possibilità di spesa, Roma ha stretto un patto con la Commissione Ue. Il percorso è misurato da una graduale ma costante discesa del deficit pubblico, anno dopo anno, che perciò non può salire come in Francia, ma deve diminuire». sennò clausole di salvaguardia, aumento dell’Ilva e via dicendo. «Ecco perché ridurre il debito pubblico – spiega la giornalista –  dovrebbe essere una priorità per un Paese a bassa crescita come l’Italia: restituisce sovranità e quella flessibilità necessaria, quando il Pil rallenta, per investire e creare nuovi posti di lavoro».

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Insomma Di Maio parla senza aver cognizione di causa sul fatto che l’Italia, in queste condizioni, non può fare come la Francia.

Cosa taglierà il governo di Macron? Ci sarà una riduzione delle imposte sull’abitazione, che già erano scese nel 2018. Inoltre ci saranno alcune misure per potenziare il potere d’acquisto. Nuova defiscalizzazione degli straordinari, partecipazioni dei lavoratori nel capitale delle piccole e medie imprese e il prime d’activité, ovvero l’integrazione dei redditi più bassi, passa da 20 euro l’anno tra il 2018 e il 2022, per un totale di 80 euro. Sì, più o meno come gli 80 euro che introdusse Renzi.

Se saranno abolite alcune tasse per le pmi francesi altre resteranno – spiega Il Sole 24 ore – e saliranno. Come le accise sui carburanti e il tabacco. Le accise sui carburanti (quelle che Salvini vuole abbassare). Ancora sicuri di voler fare come la Francia?

(foto ANSA/ANGELO CARCONI)