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Cos’hanno imparato dall’11 settembre i bambini che quel giorno guardavano la Melevisione

C’è una vecchia affermazione, che – con il senno di poi – si è rivelata vera. «Tutti ricordiamo cosa stavamo facendo l’11 settembre». In Italia, era il primo pomeriggio. Quello del caffè e del dopo tg. Per la generazione più giovane, quella che nel 2001 aveva più o meno 10 anni, era il momento di guardare la Melevisione, un programma come non ce ne sono più. Intrattenimento pomeridiano didattico per bambini con voglia di farsi affascinare dalle favole.

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«Tutti ricordiamo esattamente cosa stavamo facendo l’11 settembre»

Avere 10 anni nel 2001 significava non essere ancora esperti delle sfumature della vita (oggi a quella stessa età se ne sa decisamente di più), significava giocare in piazzetta con la maglia di Ronaldo il Fenomeno (e non di Cristiano, incredibile Hulk), riconoscere ancora la differenza tra un videogame e un album di figurine degli introvabili Volpi e Poggi. Quelle immagini, che interruppero all’improvviso il mondo fatato di Tonio Cartonio, fatto di Scivolizia e di oggetti inutili in cartoncino ritagliato con forbici dalla punta arrotondata, insegnarono a quei bambini di dieci anni la potenza della tragedia universale.

Il fumo dalla torre, l’altro aereo che si schianta. Il tutto coperto in diretta dalle telecamere. Fu la prima volta in cui vedemmo la storia accadere. Eppure, oggi, a 17 anni di distanza, quelle immagini ci sembrano anche poco. Non c’era Instagram a svelare le foto degli ultimi istanti delle quasi 3000 persone che persero la vita, non c’erano le dirette Facebook a mostrare ciò che stava accadendo all’interno del World Trade Center.

Generazione 11 settembre, cosa è cambiato

E non c’era quel sentimento d’odio diffuso che, da qualche tempo a questa parte, sta affliggendo quella stessa generazione che pensava di trascorrere un pomeriggio di svago alla tv e si ritrovò catapultata in un incubo. Quel sentimento di partecipazione che provammo allora, oggi non ci appartiene più. Ricerchiamo il sangue e la catastrofe, oggi più che allora, abituati a vivere in diretta ogni momento della nostra vita e, soprattutto, delle vite (e delle morti) altrui.

L’11 settembre e la purezza perduta. Nessuna metafora come l’interruzione della Melevisione per mandare in onda le edizioni straordinarie del tg può spiegarlo meglio.