Travaglio contro Toninelli
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Marco Travaglio dà ragione al PD contro Toninelli

Altro capitolo della saga delle staffilate del direttore del Fatto Quotidiano al Movimento 5 Stelle di governo. Questa volta è Marco Travaglio contro Toninelli per la storia delle presunte pressioni ricevute dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti per la pubblicazione delle concessioni Stato-Autostrade e per la loro revoca, dopo il crollo del ponte Morandi a Genova.

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Non solo: Travaglio si spinge ad appoggiare la battaglia del Partito Democratico che, ieri, in aula ha invitato più volte il ministro Toninelli a essere più esplicito sulla questione delle «pressioni interne ed esterne» ricevute sulla pubblicazione e sulla revoca delle concessioni. L’espressione che ha utilizzato, infatti, farebbe pensare a delle resistenze non soltanto da parte di Autostrade, ma da parte del suo stesso ministero alla pubblicazione dei documenti. E ciò andrebbe a configurare quantomeno una ipotesi di reato.

Travaglio contro Toninelli sul silenzio a proposito delle pressioni subite sulle concessioni ad Autostrade

Il Pd, guidato soprattutto da Ettore Rosato, ha chiesto chiarezza sull’argomento. E Marco Travaglio ha sposato in pieno la richiesta dei dem. «Questa volta – scrive nel suo editoriale – ha ragione il PD: il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli non può parlare di pressioni interne ed esterne, cioè dal suo stesso ministero e dalla società Autostrade per l’Italia, contro la sacrosanta revoca delle concessioni e poi tacere».

Secondo Travaglio potrebbe esserci un reato dietro ciò che ha rivelato Toninelli

Secondo Travaglio, se queste pressioni siano state dei semplici ‘consigli’ per dissuadere il governo alla revoca delle concessioni da parte di qualche funzionario del ministero, quest’ultimo dovrebbe essere almeno rimosso. Se, invece, le pressioni siano delle vere e proprie minacce di ritorsione, allora ecco la fattispecie configurata dal reato di «violenza o minaccia a un corpo politico», articolo 338 del Codice Penale.

Non deve succedere, secondo Travaglio, quello che è successo in passato, ovvero «il politico che lancia il sasso e nasconde la mano e il caso che finisce a tarallucci e vino, senza colpevoli né innocenti».