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Ma il tribunale dei ministri, solitamente, non arriva alla condanna

I ministri non sono giudicati allo stesso modo degli altri cittadini. Per loro, infatti, l’ordinamento giuridico prevede l’istituzione del cosiddetto – appunto – tribunale dei ministri, collegio composto da tre toghe estratte a sorte tra quelle del distretto di riferimento. Così anche Matteo Salvini sarà sottoposto a questo particolare tipo di procedura per la vicenda della Nave Diciotti della Guardia Costiera, così come diversi altri suoi colleghi – da una parte e dall’altra dello schieramento politico italiano – in passato.

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Tribunale ministri, la composizione del collegio che giudicherà Salvini

A giudicare Matteo Salvini saranno i giudici Filippo Serio, Fabio Pilato e Giuseppe Sidoti. Tutti e tre, caso estremamente interessante, hanno storie diverse, che li possono collegare a diversi orientamenti. Non c’è, insomma, un condizionamento politico sulla loro vicenda personale complessiva: i tre giudici arrivano tutti da esperienze diverse, specialmente sul terreno dell’immigrazione e dei casi che a quest’ultima possono essere ascritti.

Tribunale ministri, la storia e i nulla di fatto

La legge che istituisce la sezione speciale per i ministri è la n. 1/1989, ma la sua formulazione non ha favorito, in molti casi, il corso naturale della giustizia. Anche perché, nel caso in cui i giudici avessero intenzione di procedere, dovrebbero chiedere l’autorizzazione alla Camera di appartenenza degli inquisiti. In questo caso, se i giudici dovessero decidere di mandare avanti le loro indagini sul ministro dell’Interno Matteo Salvini, dovrebbe essere il Senato a dare l’autorizzazione.

In passato, sono passati attraverso il giudizio del tribunale dei ministri Angelino Alfano (per la storia dei voli di Stato), ma anche Pier Carlo Padoan e Mario Monti (lì furono le risoluzioni dei contratti per i derivati a far scattare sull’attenti i giudici), così come Altero Matteoli, Giulio Tremonti e Pietro Lunardi. Storie molto diverse tra loro, tra archiviazioni e richieste a procedere alle camere di appartenenza degli uomini politici che, puntualmente, negarono il loro consenso.

Va da sé, dunque, che molto spesso il tribunale dei ministri si è trovato in un vicolo cieco. Anche qualora si dovessero ravvisare degli elementi per andare avanti con indagini e processi, le camere (e quindi la parte politica) hanno sempre l’ultima parola in proposito. Difficile che il vento possa cambiare nella situazione specifica che coinvolge Matteo Salvini.

(Foto da archivio ANSA / MARCO COSTANTINO)