Saviano attacca ancora Salvini: «La Lega in molti casi è stata complice di crimini»

di Gianmichele Laino | 14/08/2018

Saviano contro Saviano

Ancora un attacco di Roberto Saviano al leader della Lega e ministro dell’Interno Matteo Salvini, ancora una volta basato sulla conoscenza dello scrittore relativa al mondo della criminalità organizzata. Secondo il giornalista di Repubblica, Matteo Salvini dovrebbe chiedere scusa per non aver capito la ‘ndrangheta e dovrebbe parlarne di più. Il silenzio, secondo Saviano, sarebbe dovuto al fatto che il partito del ministro, in realtà, avrebbe avuto più di un contatto con la criminalità organizzata.

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Saviano contro Salvini, i presunti legami tra Lega e ‘ndrangheta

In modo particolare, la Lega non avrebbe compreso la diffusione capillare della ‘ndrangheta al Nord, criminalizzando esclusivamente i cittadini del Sud in una prima fase della sua attività politica. Per anni avrebbe negato le relazioni tra esponenti politici locali e ambienti della criminalità organizzata che aveva ormai trovato il suo terreno fertile nelle attività imprenditoriali padane.

In tutto questo, Saviano accusa Salvini – eletto senatore in Calabria – di non parlare del fenomeno, di ignorarlo se non attraverso i suoi slogan su Facebook: «La mafia – dice Saviano – non ha paura dei proclami, ha paura della luce». Quella luce che inchieste, giudiziarie e giornalistiche, provano a fare sui suoi affari. Una luce che, invece, molte volte viene spenta proprio dalla politica.

Saviano contro Salvini, l’appello al ministro

Saviano, poi, ha raccontato di alcune vicende giudiziarie che in passato hanno visto come protagonisti esponenti della Lega e boss della malavita organizzata. «È la Brianza che negli ultimi 23 anni è stata interessata da 16 inchieste antimafia e la Lega non ha, se non con proclami, fatto da scudo al capitalismo criminale – ha scritto Saviano nel suo editoriale di oggi su Repubblica -, anzi, in molti casi è stata complice. Sotto la gestione politica della Lega la Brianza è diventata una contea mafiosa. Chieda scusa anche di questo».

Infine, chiude così il suo articolo: «Smetta di fare propaganda, ministro. È questo il suo impegno antimafia? Sappiamo già cosa aspettarci per il futuro: arresti del segmento militare, qualche sequestro di villa, mentre imperi economici e alleanze imprenditoriali e politiche rimarranno intatte. Ma su questo avremo modo di giudicare il suo lavoro nel prossimo futuro. Dopo San Luca, vada anche a Platì, ad Africo, a Natile di Careri: capirà chi comanda a casa sua. Vedrà come un territorio abbandonato da investimenti, lasciato immerso nella disoccupazione, dissanguato dall’emorragia dell’emigrazione sia divenuto uno dei territori più ricchi d’Europa ma di una ricchezza di rapina, che non crea scuole, che non crea palestre, che non crea piazze, che non genera musica, ricchezza che le cosche nascondono nei paradisi fiscali, gli stessi dove finirono i soldi della Lega».