Una regia per otto città: così è stato organizzato il «Tweetstorm» contro Mattarella

di Enzo Boldi | 09/08/2018

Tweetstorm anti-Mattarella

La tempesta (di tweet) imperfetta. L’inchiesta sul caso del Tweetstorm anti-Mattarella sta mettendo in alcuni dei retroscena che, con il passare del tempo, potrebbero portare all’individuazione del colpevole dell’attacco al Colle avvenuto nella notte tra il 27 e 28 maggio, in seguito alla decisione del Presidente della Repubblica di far saltare il primo incarico a Giuseppe Conte. Dalle indagini portate avanti in collaborazione con la FBI, come riporta oggi Il Secolo XIX, la regia sarebbe stata unica e 8 sono le città coinvolte.

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Milano, Torino, Padova, Udine, Firenze, Roma, Bari e Olbia. Secondo gli inquirenti – come riporta l’inchiesta de Il Secolo XIX – due exchange-point (punti di interscambio che permettono a diversi Internet Service Provider di scambiare traffico internet tra loro) sono stati individuati nel capoluogo meneghino, mentre gli altri 8 sono sparsi per tutta l’Italia, da Nord a Sud, isole comprese.

Tweetstorm anti-Mattarella, Matteo Renzi accusa Casaleggio e il M5S

In attesa di capire – e questo ce lo dirà l’indagine che stanno portando avanti gli inquirenti italiani, coadiuvati dagli agenti della FBI – se dietro al Tweetstorm anti-Mattarella ci siano gli hacker russi, dall’Italia arriva un’accusa pesante da parte di Matteo Renzi che ieri pomeriggio ha ventilato l’ipotesi che sullo sfondo dell’attacco al Presidente della Repubblica, ci sia il Movimento 5 Stelle e la Casaleggio Associati. «È inquietante la ricostruzione de Il Foglio – spiega l’ex Premier, facendo riferimento a quanto scritto l’altro giorno dal quotidiano di Claudio Cerasa – secondo cui dietro le accuse di Di Maio a Mattarella ci sarebbe stata la Casaleggio anche attraverso il suo ex dipendente Pietro Dettori, oggi assunto alla Presidenza del Consiglio». Poi l’attacco – senza mai nominarla – alla Casaleggio e al M5S: «Un soggetto a metà tra una società privata e un movimento politico, chissà, produce dei profili falsi. Il punto è: e se la Procura che ha aperto l’indagine scoprisse che ci son in questo Paese strutture che decidono di mettere in piedi un attacco al Presidente della Repubblica tramite profili falsi e fake news?».

Tweetstorm anti-Mattarella, il ruolo di Dettori dietro la richiesta di impeachment

Nel frattempo la Procura di Roma, guidata dal pm Eugenio Albamonte, continua a indagare su quei 400 falsi profili nati in quella notte di fine maggio cavalcando l’hashtag #Mattarelladimettiti, in linea con la richiesta di impeachment fatta poco prima dal Leader del M5S Luigi Di Maio. Il reati restano quelli di «Attentato alla libertà del Presidente della Repubblica, offesa all’onore e al prestigio del Capo dello Stato e sostituzione di persona».

(foto di copertina: ANSA/UFFICIO STAMPA QUIRINALE/PAOLO GIANDOTTI)