Rai, Di Maio boccia Foa: «Finché non c’è intesa, non c’è un presidente»

di Gianmichele Laino | 07/08/2018

Di Maio boccia Foa

Il colpo di mano di Matteo Salvini sulla presidenza della Rai rischia di infrangersi sull’opposizione del principale alleato di governo. Il leader della Lega vorrebbe un Marcello Foa operativo, nonostante il voto contrario della vigilanza Rai, sfruttando un cavillo della legge che prevede che questo ruolo possa essere ricoperto anche dal consigliere anziano. Ma il freno posto da Luigi Di Maio a questa soluzione è netto.

LEGGI ANCHE > Ma Foa può ancora fare il presidente della Rai

Di Maio boccia Foa: la Rai non ha un presidente

Il ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, nella giornata di oggi, ha chiuso all’ipotesi della Lega: «Sul presidente della Rai serve l’accordo – ha affermato il leader politico del Movimento 5 Stelle -. Senza l’intesa tra i gruppi parlamentari, non c’è un presidente. Mentre, invece, il cda è perfettamente operativo».

Insomma, Luigi Di Maio si smarca e lascia nello stallo solo Matteo Salvini. Mentre l’amministratore delegato della Rai Fabrizio Salini – che guida il cda – è stato indicato in quota M5S, infatti, il presidente doveva essere espressione del Carroccio. Con queste parole, Di Maio vuole sottolineare la differenza che c’è tra i due partiti di governo: il Movimento ha indicato una figura condivisa, che è già pienamente operativa; la Lega deve fare retromarcia su un presidente che – parola del politico di Pomigliano d’Arco – ancora non c’è.

Di Maio boccia Foa, il retroscena su Berlusconi

Spunta, intanto, un retroscena sul no a Marcello Foa da parte di Forza Italia, in base alle indicazioni di Silvio Berlusconi. Lo stallo in Rai, infatti, avrebbe garantito – secondo alcune analisi – una sorta di situazione positiva per Mediaset nel mercato della pubblicità. Il Biscione, infatti, in questi ultimi giorni avrebbe ottenuto ricavi pari a un miliardo di euro in pubblicità – nonostante lo share inferiore rispetto all’emittente pubblica – proprio a causa delle nomine bloccate ai vertici di Viale Mazzini.

Uno scontro sul filo dei bilanci e degli equilibri politici. Insomma, la Rai non è un «argomento secondario» su cui si è sfaldata la coalizione di centro-destra, vista la posta in gioco molto elevata. In più, potrebbe essere un vero e proprio cavallo di Troia anche per il contratto di governo. La frecciata di Di Maio sembra diretta proprio a Salvini. Che non la prenderà a cuor leggero.