Cos’è il voto di fiducia

di Redazione | 29/11/2018

Il voto di fiducia è il voto che consente di accordare una fiducia parlamentare, che consente cioè alle due Camere, Camera dei Deputati e Senato della Repubblica, di esprimere un governo e di controllarne l’operato. Non ci può essere comunque una definizione univoca di voto di fiducia. Esistono infatti diversi tipi di fiducia. C’è ad esempio quella posta su mozioni o risoluzioni, come quando un nuovo governo chiede il sostegno del Parlamento, e c’è quella su specifiche articoli di legge o leggi, che sono considerati decisivi per l’attuazione del programma dell’esecutivo. Ci sono poi le mozioni di sfiducia, con le quali una parte del Parlamento chiede le dimissioni dell’intero governo o di singoli ministri.

Il voto di fiducia, cos’è

L’Italia è una Repubblica parlamentare. E nei sistemi parlamentari come il nostro non c’è elezione diretta del capo del governo. Gli elettori scelgono i parlamentari, deputati e senatori. Sono poi i membri di Camera e Senato, dopo la nomina di un presidente del Consiglio e dei ministri da parte del presidente della Repubblica, a dare la fiducia a un esecutivo. Dopo la scelta di un governo, il Parlamento deve approvare dunque una mozione di fiducia. Al contrario, con il voto favorevole a una mozione di sfiducia si archivia l’esperienza del governo. La questione di fiducia, infine, è quella che viene posta su emendamenti o articoli di legge in discussione in Parlamento per blindarli.

La mozione di fiducia al governo

Per quanto riguarda la mozione di fiducia al governo l’articolo 94 della Costituzione stabilisce che «il governo deve avere la fiducia delle due Camere» e che «ciascuna Camera accorda o revoca la fiducia mediante mozione motivata e votata per appello nominale». L’esecutivo si presenta alla Camera e al Senato «entro dieci giorni dalla sua formazione».

La mozione di sfiducia al governo o a un ministro

Sempre l’articolo 94 della Carta costituzionale stabilisce che la mozione di sfiducia che chiede le dimissioni di un governo o di un ministro «deve essere firmata da almeno un decimo dei componenti della Camera e non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla sua presentazione». Anche la mozione di sfiducia viene votata per appello nominale.

La questione di fiducia

La mozione di fiducia al governo e la mozione di sfiducia al governo o a un ministro che ne chiede le dimissioni non vanno confuse con la questione di fiducia che può essere posta dal governo su singoli provvedimenti, per esempio sull’approvazione o rifiuto di un emendamento ad articoli di progetti di legge o sul mantenimento di un articolo. Quello su emendamenti e articoli delle proposte di legge è la forma più comune di voto di fiducia. Spesso viene utilizzata per aggirare l’ostruzionismo in Aula alla Camera o al Senato. Il governo lega il proprio destino a quello del testo all’esame del Parlamento. L’articolo 116 del Regolamento della Camera stabilisce che se il governo pone la questione di fiducia sul mantenimento di un articolo, «si vota sull’articolo dopo che tutti gli emendamenti presentati siano stati illustrati». Poi «se il voto della Camera è favorevole, l’articolo è approvato e tutti gli emendamenti si intendono respinti. Nello stesso modo si procede se sia posta la questione di fiducia su un ordine del giorno, una mozione o una risoluzione. Se il progetto di legge consiste in un solo articolo, il governo può porre la questione di fiducia sull’articolo medesimo, salva la votazione finale del progetto».

Lo stesso articolo del Regolamento di Montecitorio stabilisce, inoltre, che la questione di fiducia «non può essere posta su proposte di inchieste parlamentari, modificazioni del Regolamento e relative interpretazioni o richiami, autorizzazioni a procedere e verifica delle elezioni, nomine, fatti personali, sanzioni disciplinari e in generale su quanto attenga alle condizioni di funzionamento interno della Camera e su tutti quegli argomenti per i quali il Regolamento prescrive votazioni per alzata di mano o per scrutinio segreto».

Il voto per appello nominale

Per quanto riguarda la votazione per appello nominale l’articolo 52 del Regolamento della Camera spiega che inizialmente il Presidente indica il significato del sì e del no. In un secondo momento in Assemblea comincia l’appello nominale, dal nome di un deputato estratto a sorte, e continua fino all’ultimo nome dell’alfabeto, poi riprende con la prima lettera del medesimo, fino al nome del deputato estratto a sorte. La procedura è simile al Senato.

(Foto di copertina da archivio Ansa. Credit immagine: ANSA / ETTORE FERRARI)

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