«Paga o mostriamo mentre vedi un porno»: il ricatto a centinaia di imprenditori e uomini dello Stato

di Redazione | 25/07/2018

ricatto

«Paga o ti mostriamo mentre vedi il video hard». Un ricatto porno via mail. È quello di cui sono rimasti vittima nel nostro Paese centinaia di imprenditori, dipendenti di aziende pubbliche, professori universitari, figure istituzionali, e su cui sta indagando la Polizia Postale. A raccontarlo oggi è Il Corriere della Sera con un articolo di Fiorenza Sarzanini. Le vittime avrebbero ricevuto lo stesso messaggio: abbiamo la tua password e siamo pronti a mandare ai tuoi «contatti» mail o social un video mentre guardi un film porno se non verserai 2.900 dollari in bitcoin. Per qualcuno l’offerta è arrivata anche a 5mila dollari. Il caso è esploso negli ultimi giorni. In una lunga lettera la minaccia è concreta:

Il primo a ricevere la mail è un utente in Veneto, una ventina di giorni fa. I dati contenuti nel messaggio corrispondono alle sue chiavi di accesso. Il tono del misterioso mittente è perentorio: «Ho installato un malware sul video per adulti e tu hai visitato questo sito per divertirti (capisci cosa intendo). Mentre stavi guardando i video, il tuo browser ha iniziato a funzionare come un Rdp (desktop remoto) che ha un key logger che mi ha fornito l’accesso al tuo schermo e anche alla webcam. Subito dopo, il mio software ha raccolto tutti i tuoi contatti dal tuo messenger, Facebook e mailbox».

Il porno ricatto a centinaia di imprenditori, docenti universitari e figure istituzionali

I ricattatori minacciano di inviare definitivamente il video a tutti i contatti della vittima, compresi i parenti stretti e i colleghi. E garantiscono l’eliminazione del video in caso di pagamento. In una settimana, le mail di ricatto spedite in tutta Italia sono state centinaia e sono arrivate a numerosi personaggi pubblici. Molti hanno chiesto aiuto alla polizia, altri hanno avuto paura a formalizzare la denuncia nel timore di svelare i propri segreti. Secondo la direttrice della Postale Nunzia Ciardi probabilmente le password sono state rubate grazie alle operazioni di pirateria nei mesi scorsi. I pacchetti di dati sensibili sarebbero poi stati poi venduti sul dark web.

(Foto di copertina Dpa da archivio Ansa. Credit immagine: Lisa Forster / dpa)