Castrazione chimica, Salvini rilancia l’idea dopo il caso di Piacenza

di Enzo Boldi | 20/07/2018

Castrazione chimica, Salvini

«Zero tolleranza: carcere e castrazione chimica». Un tweet di Matteo Salvini riapre la discussione sulla pena da infliggere a chi si rende protagonista di reati a sfondo sessuale. Per il Ministro dell’Interno occorre una legge che vada oltre alla sola detenzione e che inasprisca le sanzioni per gli stupri e le violenze. Tutto ciò dopo il caso di Piacenza, dove una donna cinese di 40 anni è stata legata, imbavagliata e violentata all’interno del suo bar nella notte tra mercoledì e giovedì da un uomo che è stato fermato nella mattinata a Milano.

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«Fermato a Milano un pregiudicato romeno di 34 anni per lo stupro di una barista a Piacenza – recita il tweet sul profilo ufficiale di Matteo Salvini -. Per i colpevoli di questi reati zero sconti, pena certa da scontare solo in galera e castrazione chimica!». Una battaglia che il Ministro dell’Interno porta avanti da molto tempo e che è inserita nella lista delle «cose da fare» del governo, in linea con i provvedimenti sulla legittima difesa.

 

Castrazione chimica, lo stupro di Piacenza e l’arresto del colpevole

A riportare in auge l’idea della castrazione chimica è stato l’ultimo caso di stupro avvenuto a Piacenza, che ha visto sfortunata protagonista la proprietaria di un bar del centro storico. L’autore della violenza, un 34enne pregiudicato di origine rumena che stava scontando una condanna per altri reati in regime di detenzione domiciliare, è stato fermato questa mattina a Milano dopo aver tentato la fuga dai Carabinieri.

Castrazione chimica, parla anche Roberto Calderoli

La battaglia per fare della castrazione chimica una legge è stata ripresa anche da un altro leghista, il senatore e vicepresidente dell’assemblea di palazzo Madama Roberto Calderoli, che aveva rilanciato l’idea qualche ora prima, dopo la notizia dell’uccisione di un pedofilo – uscito dal carcere pochi giorni fa – nel beneventano. «La vicenda del pedofilo ucciso nella notte deve far riflettere – scrive Calderoli sul suo profilo Facebook -. Un pedofilo, un orco – condannato a 11 anni per aver abusato nel 2009 di una bimba che poi si tolse la vita impiccandosi – ucciso a colpi di pistola appena uscito per il primo permesso premio. Aspettiamo che le indagini facciano chiarezza, ma anche questa tragica vicenda, dove ci sono due vittime, o la vicenda che arriva da Piacenza dove una donna nel suo bar è stata sequestrata e ferocemente violentata per ore, conferma che le pene per chi commette reati così gravi ed efferati sono troppo lievi e che la castrazione, chimica o chirurgica, rappresenterebbe un deterrente e al tempo stesso una punizione per chi supera certi limiti. Riflettiamoci».