Di Maio e il complotto sul decreto dignità: «8mila posti in meno? Hanno messo quel numero di notte»

di Gianmichele Laino | 14/07/2018

Di Maio festa de L'Unità

Magia, spunta il numero di 8mila posti di lavoro in meno come «causa» del decreto dignità. Già nella giornata di ieri vi avevamo dato conto della relazione tecnica inviata al presidente della Repubblica in cui si specifica la portata del provvedimento che fa scendere da 36 a 24 mesi la durata massima dei contratti a tempo determinato. Oggi, il ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico si difende, dicendo di non aver inserito mai quel numero nella relazione e che il dato è comparso nella notte tra la firma del decreto e l’invio della relazione tecnica al Quirinale.

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A dirlo è lo stesso Luigi Di Maio su Facebook, che pubblica un video in cui si difende: «C’è un altro numero nella relazione che accompagna il decreto, il numero di 8mila (posti di lavoro in meno, ndr) – dice Di Maio nella clip -. Ci tengo a dirvi che quel numero è apparso la notte prima che il decreto venisse inviato al Quirinale. Non è un numero messo dal governo».

Insomma, qualcuno, nella versione del ministro e vicepremier Di Maio, avrebbe lavorato di nascosto, all’insaputa del governo, alla redazione di un documento – la relazione tecnica – che nessuno dall’esecutivo avrebbe richiesto. «Quel numero per me non ha nessuna validità, perchè nessuno ha spiegato davvero cosa significava – ha ammesso Di Maio -. La verità è che questo decreto dignità ha contro lobby di tutti i tipi».

Secondo Di Maio, ci sarebbe un complotto in atto per sabotare il decreto dignità. Tuttavia, non si comprende perché la relazione tecnica sul decreto non sarebbe stata richiesta dal governo. Il ministro del Lavoro, infatti, ha affermato: «Non è una cosa che ci hanno messo i miei ministeri, non è una relazione che hanno chiesto i miei ministeri e soprattutto la relazione non è stata chiesta dai ministri della repubblica». Chi è l’uomo misterioso che lavora alle spalle del governo e che si diverte a tagliare i posti di lavoro prima di mandare i documenti ufficiali al presidente della Repubblica?

FOTO: ANSA/RICCARDO ANTIMIANI