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Cannabis Light: il Consiglio Superiore della Sanità va contro la linea OMS

Il parere del Consiglio Superiore della Sanità risulta disallineato all’evoluzione dello scenario internazionale. La decisione arriva dopo l’annuncio dell’Organizzazione Mondiale della Salute circa l’avvio, per la prima volta nella storia, di una revisione delle proprietà terapeutiche della cannabis con probabile declassificazione della sua pericolosità nelle tabelle internazionali.

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«Sfidiamo il Consiglio Superiore della Sanità a portar avanti studi propri, se ne è capace, invece che raccogliere “dati in letteratura” che sono spesso datati e frutto di impostazioni ideologiche se non antiscientifiche», dichiara Marco Perduca, l’ex Senatore Radicale dell’Associazione Luca Coscioni. «Dov’era il Consiglio superiore della sanità quando il parlamento legiferava sulla cannabis con meno di 0,2 THC? Quante volte il CSS ha raccomandato divieti simili relativamente ai danni causati dalla vendita legale di tabacco e alcol? O dal gioco d’azzardo? O dalla dipendenza di internet? Quanti effetti avversi ha già registrato negli ultimi 12 mesi per esser così categorico nelle sue raccomandazioni?».

«Piuttosto che perseguire il “niet” e il “verboten”- spiega – il CSS dovrebbe adoperarsi per fare informazione corretta e scientificamente verificabile sulla qualità dei prodotti di cui parla e magari sulle modalità di consumo, sempre che sia questo lo scopo per cui esiste qualcosa chiamato Consiglio Superiore di Sanità». «Segnaliamo inoltre al CSS e al Governo che dal 2009 al 2013, il Dipartimento per le Politiche Antidroga ha finanziato ricerche in campo farmacologico e neurobiologico per più di un milione e mezzo di euro a scapito di ricerca psicosociali sui modelli di consumo e sui “controlli” dal punto di vista dei consumatori. Il 26 giugno presenteremo il Libro Bianco sulla legge sulle droghe ed entreremo nel dettaglio dei danni di divieti come quelli promossi oggi dal CSS che, tra le altre cose, continuano a riempire le patrie galere», conclude.

CANNABIS LIGHT E LA REVISIONE ONU

Nei giorni scorsi a Ginevra il Comitato di esperti sulle droghe dell’Organizzazione Mondiale della Salute ha annunciato che per la prima volta nella storia delle Nazioni unite avvierà una revisione delle proprietà terapeutiche della cannabis.

Attualmente, la cannabis è inserita nella Tabella I (altamente additiva e soggetta ad abuso) e nella Tabella IV (sostanze incluse nella Tabella I raramente utilizzate nella pratica medica) della Convenzione Unica sugli stupefacenti del 1961. Questo incrocio di collocazioni complica, e di fatto impedisce, la ricerca sui componenti attivi della pianta a causa delle difficoltà amministrative che gli scienziati incontrano per avere accesso alle sostanze.

Come ha avuto modo di denunciare più volte anche Associazione Luca Coscioni, l’assegnazione della cannabis nelle Tabelle I e IV della Convenzione del 1961 non avvenne e seguito di una valutazione scientifica da parte dell’Oms; oggi, dato il diffuso uso medico della sostanza e dei suoi derivati, l’inclusione nella tabella IV risulta ancor meno giustificabile di 57 anni fa. Le definizioni ambigue delle sostanze legate alla cannabis e poste sotto controllo internazionale, oltre che la classificazione delle sue infiorescenze, resine ed estratti come “stupefacenti” e i suoi composti attivi come “sostanze psicotrope” sono state stigmatizzate in passato tanto dal Comitato di esperti dell’Oms quanto la giunta internazionale sugli stupefacenti.

Nei prossimi mesi l’Onu sarà messa di fronte alla necessità di bilanciare il “principio di precauzione” proibizionista con le innovazioni tecno-scientifiche.

(foto di repertorio Alexander Blum/dpa)