Il Pipita non è più d’oro per la Juventus – L’editoriale di Alfredo Pedullà

di Alfredo Pedullà | 31/05/2018

Alisson Becker

Il Pipita era d’oro per la Juve quando lo prese. Ora non più e cercheremo di spiegare perché. Il Pipita, ovvio, si chiama Gonzalo Higuain, solitamente risolve i problemi negli ultimi 25 metri. E ha fin qui parzialmente giustificato la spesa fatta un paio di estati fa: 94 milioni per pagare la clausola, valevole per l’Italia, messa incautamente dal Napoli. Se pensiamo ai punti che il Pipita ha tirato via al Napoli, direttamente o indirettamente nella corsa per lo scudetto, possiamo tranquillamente dire che non è stata una “genialata” quella clausola valevole anche per la Serie A. Al posto di De Laurentiis avremmo fatto diversamente, anche per il famoso rispetto che si deve nei riguardi dei tifosi e che molto spesso il presidente evidenzia.

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Ora il Pipita è d’argento, non più d’oro. È stato decisivo, fondamentale, nella seconda parte della stagione. Il blitz in casa dell’Inter ha avuto il valore del jackpot, gol d’oro per lo scudetto. Poi è scivolato in panchina, forse perché qualcosa con Allegri non va più come prima, forse perché lui vorrebbe giocare sempre, ma nelle rotazioni di Max non puoi pretendere una cosa del genere. È così rimescolando, essendo d’argento e non più d’oro, non avendo dato un contributo pesantissimo per vincere la Champions, il mercato è lì che “urla”. E ci sono alcune valutazioni da fare, non soltanto di carattere tecnico.

Gonzalo Higuain
Gonzalo Higuain festeggia con il compagno di squadra Medhi Benatia dopo l’ 1-1 di Juve-Torino
Foto ANSA/ANDREA DI MARCO

La riflessione più importante è di tipo economico. Higuain ha quasi 31 anni, è costato 94 milioni nell’estate 2016, ora bisognerebbe incassarne almeno 55 per evitare un bagno. Oppure fare uno scambio che consenta alla Juve il miglior reystaling in attacco, considerato che il Pipita – pur non essendo reduce da una stagione da tramandare – resta sempre un signor specialista. Ci potrebbe essere il Paris Saint-Germain, a maggior ragione se andasse via quel Cavani che la Juve ha seguito spesso. Ma ci potrebbe essere anche il Chelsea, a maggior ragione se per Sarri si concludesse in fretta risolvendo tutte le pratiche con De Laurentiis. E conosciamo bene il rapporto da padre a figlio calcistico tra l’allenatore e Gonzalo. Esattamente come conosciamo bene il gradimento forte della Juve per un ritorno alla base di Alvaro Morata, gradimento assolutamente ricambiato dal diretto interessato. E siccome Sarri nella sua lista di attaccanti preferiti ha Icardi e Higuain, dobbiamo aspettare. La Juve non ha fretta, dovendo risolvere anche la pratica Mandzukic ed essendo appena a fine maggio.

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Il Pipita non è più d’oro, sarà d’argento, non è stato fondamentale per la conquista della Champions e soprattutto vale un’ulteriore riflessione. Se ipoteticamente restasse alla Juve per la terza stagione consecutiva, la prossima estate sarebbe ancora più complicato trovare una sistemazione. Gli attaccanti possono essere anche eterni nell’alimentare i sogni di chiunque, ma la carta d’identità viaggia veloce anche per loro. E nel 2019 saranno 32 primavere, non sei più un ragazzino, e diventerebbe più complicato respingere la normale svalutazione. A maggior ragione se fosse un’altra stagione buona ma non buonissima, bella ma non bellissima, senza nulla togliere – anzi – alla magnifica prodezza che sul tabellone luminoso di San Siro portò alla sentenza “Inter 2-Juve 3”. La sentenza scudetto.
Il mercato che può riaccendersi per il Pipita due anni dopo è una notizia. Il feeling non più indistruttibile con la Juve anche. Il resto lo capiremo presto, sul Luna Park dei grandi attaccanti non più intoccabili uno come Higuain è sempre il benvenuto. E poi l’unica verità è che restare da separati in casa non avrebbe senso. E Gonzalo ha un orgoglio che nessuno potrà cancellare.

PS: sui rumors legati a uno scambio con Icardi più soldi, per ora li definiamo tali e non caschiamo nelle trappole social di Wanda che commette il grave errore di vendere la merce come se fosse un catalogo, con frecciatine e allusioni. Diciamo soltanto questo: ne parleremo soltanto quando e se diventerà una trattativa. Aggiungiamo: fino a prova contraria Maurito è il capitano dell’Inter, non ha una clausola per l’Italia ma soltanto per l’estero da 110 milioni. Non servono i nostri commenti, ora. Basterebbe chiederebbe ai tifosi dell’Inter quanto sarebbero felici se…