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Carlo Il Grande per la rivoluzione Napoli – L’editoriale di Alfredo Pedullà

È sufficiente pronunciare quel nome, Carletto. Anzi, Carlo il Grande. E si accende un mondo intorno. Anzi, una bacheca. Quella di Ancelotti, piena zeppa di trofei. Se oggi dovessimo individuare l’allenatore italiano che sintetizza nel migliore dei modi il dna del vincente, ogni riferimento non è puramente casuale. E conduce direttamente a Carletto, l’uomo che le Champions le alza, non le sperpera. Ecco perché vederlo a Napoli sarà una gioia per chi ama i vincenti. E una magia forte, quella di De Laurentiis, per una squadra che dovrà abituarsi a scalare le classifiche per accomodarsi sul primo gradino.

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Il contropiede di De La è stato fantastico. Il congedo con Sarri un po’ meno perché – al suo posto – gli avremmo evitato di vedere in tv le immagini del suo incontro con l’erede al trono. Gli avremmo parlato prima, lo avremmo ringraziato con una conferenza, non con un tweet. E senza quel pranzo più cena che sembravano l’anticamera di un nuovo idillio, invece rappresentavano l’ultima pagina di un libro bellissimo. Un libro di tre anni, fatto di plusvalenza e di valorizzazione del magazzino. A 1,4 milioni a stagione più bonus, cifra che forse neanche il quarto o quinto allenatore della Bundesliga percepisce. Ma De Laurentiis è fatto così: quando si sfidanza, calcisticamente parlando, volano i piatti. E la forma non c’è, era accaduto già con Benitez e Mazzarri. Se si non si litiga, se non si rompe, evidentemente non va bene.

Carlo Ancelotti Sarrismo
La combo, realizzata con due immagini di archivio, mostra Carlo Ancelotti e Aurelio De Laurentiis (D).
ANSA

Ma di sicuro gli va dato il merito di aver pensato al Number One. Quando pensi ad Ancelotti, a chi pensi? Al Number One, al gestore dei campioni, all’allenatore che si fa accontentare da qualsiasi presidente con un mercato di spessore. Non ci sono alternative, anzi c’erano due strade. Queste. La prima: Ancelotti torna in Italia per il desiderio di ripartire dalla serie A, magari con un ingaggio inferiore rispetto alle sue abitudini. È una spiegazione che non convince. La seconda strada: De Laurentiis cambia strategia, cassaforte aperta e investimenti senza soluzioni di continuità. È la traccia che convince di più, giudicheremo in base ai fatti, ma le avvisaglie ci sono tutte. Un solo consiglio, glielo diamo da anni. Anzi, un parere perché non siamo nelle condizioni di consigliare il pirotecnico Aurelio: tolga tutte quelle clausole, le metta ma come se fossero provocatorie, da 150 milioni in su, altrimenti il processo di crescita non è immediato. La Juve non ha clausole, la Juve porta via i campioni degli altri pagando le clausole. Se De Laurentiis salta questo paletto, e Ancelotti potrà aiutarlo, mai più accadrà che Higuain andrà alla Juve. E ti segnerà i gol, contateli, che in due stagioni hanno inguaiato te e privilegiato la principale concorrente.

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Ancelotti è capace di tutto, lo stratega che sa legare rapidamente nello spogliatoio. A Madrid c’era Cristiano quasi in lacrime dopo la Decima, non sapeva darsi pace per l’addio dell’allenatore: una Champions storica in bacheca, eppure Florentino Perez aveva deciso di cambiare. Ancelotti è pratico, coerente, concreto, convincente, ammaliante, carismatico, tutti aggettivi che competono ai grandi. Dovrà ripartire da “91” per fare almeno “92”, i punti che non sono serviti a Sarri per spodestare la Juve. Magari stavolta ne basteranno meno, ma è una quota stratosferica, figlia di un cammino con poche macchie e calcio spettacolare. Conta solo vincere? Nessuno lo sa più di Carletto, ma negli ultimi tre anni Napoli ha goduto tantissimo. E intende indossare sempre l’abito della festa, magari infilando stavolta il pertugio che ti consente di prendere tutto il montepremi. E brindare.

Ancelotti torna a casa. La serie A. È già un titolo, ma non è il Titolo. Vale di più questo: la Nuova Alba del Napoli ha il signor Champions in vetrina. Lucidatela.