Carlo Ancelotti Sarrismo
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Hanno ammazzato il Sarrismo, il Sarrismo è vivo

«E il treno io l’ho preso e ho fatto bene», potrebbe canticchiare Maurizio Sarri mentre si allontana da Napoli, con le note di Francesco De Gregori in testa. Non si sa se i vagoni lo porteranno a Londra – sponda Chelsea – o se il tecnico toscano si prenderà un anno di pausa (pagato da Aurelio De Laurentiis) in attesa dell’offerta giusta. L’unica certezza in questa tempesta di emozioni che sta attraversando il golfo di Napoli è che il Sarrismo non esiste più. O, meglio, continuerà a esistere nei cuori e nei ricordi di chi – negli occhi – ha ancora la grande bellezza azzurra. Una vera e propria tammurriata con il pallone, tra gli spazi lasciati dagli avversari. Un’idea di calcio rivoluzionaria. «Un colpo di Stato con 18 uomini».

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Carlo Ancelotti Sarrismo, la fine di un’epoca

Sulla panchina del Napoli sarà seduto, almeno per le prossime due stagioni (con uno stipendio che – al momento – sembra oscillare tra i 5 e i 6,5 milioni all’anno) Carlo Ancelotti, quasi dieci anni dopo la sua ultima esperienza italiana al Milan. Ieri, uno degli allenatori italiani più titolati a livello europeo è entrato, quasi di nascosto, nella sede romana della FilmAuro. Oggi dovrebbe firmare il suo contratto, mettendo nero su bianco la sua voglia di una nuovissima (e anomala) esperienza.

Il concetto di Sarrismo

Il San Paolo paga, però, un prezzo altissimo. Il Sarrismo era diventato mitologia, una sorta di mix esplosivo di schemi e nostalgie. Nell’epoca del crollo delle sinistre in Italia e in Europa, l’ormai ex allenatore del Napoli era diventato l’icona a cui aggrapparsi, anche ideologicamente. Zero compromessi, la metafora del proletariato applicata in un mondo dove circolano troppi soldi, la voglia di arrivare fino al palazzo. Il binomio perfetto, costituito da un allenatore-kompagno e da una squadra che rappresenta un po’ – a livello di titoli in bacheca – il Quarto Stato del calcio italiano.

Lo scudetto non è arrivato e la rivoluzione non si è compiuta. Difficile che gli stessi elementi possano caratterizzare le future esperienze di Sarri. Al Chelsea, possibile approdo del tecnico toscano, la sua rivoluzione radicale sarà più simile a una forza progressista social-democratica. Una sorta di labourismo à la Jeremy Corbyn, per intenderci. Un riflesso, un po’ più pallido, del Sarrismo che abbiamo conosciuto. E che resterà nascosto in qualche angolo di anima, come un’assemblea straordinaria in un’aula universitaria occupata. In mezzo al fumo delle sigarette.