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«Aborto prima causa di femminicidio», il manifesto shock a Roma

L’equazione è di quelle che mettono i brividi. Secondo CitizenGo che ha curato la campagna, ci sarebbe una relazione molto stretta tra aborto e femminicidio. Il manifesto, comparso in via Salaria a Roma, ha fatto immediatamente discutere. Il testo della propaganda è rappresentato dall’affermazione «L’aborto è la prima causa di femminicidio nel mondo», seguita dall’hashtag #stopaborto.

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Aborto femminicidio, il paragone inquietante sul manifesto a Roma

In calce al manifesto si legge anche: «Campagna di sensibilizzazione sociale per la promozione della dignità umana della persona sin dal concepimento». Nell’immagine proposta si intravede un pancione e delle mani che lo sorreggono. Insomma, toni fortissimi e molto aspri per criticare la scelta dell’aborto, disciplinata da una legge dello Stato italiano (la 194, appunto).

Colpisce immediatamente l’accostamento tra i termini aborto e femminicidio, un parallelismo completamente fuori fuoco che punta sull’emotività che suscita, specialmente nell’ultimo periodo, il tema del femminicidio. Si sono sollevate tantissime proteste in rete contro la campagna di sensibilizzazione sociale, che comprendono anche degli appelli alla sindaca di Roma Virginia Raggi per la rimozione dei manifesti.

Aborto femminicidio, le proteste e gli appelli a Virginia Raggi

«Chiediamo alla Sindaca Virginia Raggi di intervenire immediatamente per far rimuovere questo vergognoso manifesto, affisso in via Salaria a Roma da uno dei gruppi a nostra parere pro-odio e contrari alla libertà di scelta delle donne – scrive ad esempio Rebel Network -. Chiediamo a tutte le associazioni e a tutte le persone che intendono sostenere le nostre azioni a sostegno della Legge 194 e della libertà femminile (questa inclusa), di sottoscrivere questo post il proprio nome e cognome».

Nei giorni scorsi c’erano state vibranti polemiche anche per un altro manifesto diffuso dall’associazione ProVita e collocato in via Gregorio VII sempre a Roma. Il cartellone, alla fine, è stato oscurato perché conteneva delle informazioni errate sull’aborto e sulle azioni che il feto è in grado di fare nel periodo entro cui la legge prevede che possa realizzarsi l’interruzione di gravidanza.

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