Si chiama Barrow, un fulmine

di Alfredo Pedullà | 07/05/2018

carlo ancelotti

Se lavori bene, in profondità e con competenza, raccogli senza soluzioni di continuità. Musa Barrow è l’ultimo gioiello di casa Atalanta, gambiano classe 1998. Per la precisione: dicembre 1998, quindi potremmo dire classe 1999. E non è un caso che sia il nuovo collier esposto nella vetrina luminosa di casa Percassi. L’Atalanta lavora bene da anni: gioielli di importazione e di esportazione, uno spettacolo.

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Musa ha convinto Gasperini, non certo l’ultimo della compagnia, che sono maturati i tempi per una maglia da titolare. Ha fatto fuori in un colpo Corneliuss e Petagna, di sicuro non due sconosciuti. Aveva giocato spezzoni, accendendo la luce. Poi hanno capito che sarebbe stato il caso di liberare le praterie fin dal primo minuto, riscontri assicurati. Un assegno in bianco da riempire, un rendimento pauroso. Alle spalle una proficua esperienza a suon di gol con la Primavera: lui Barrow si sente un attaccante centrale e non periferico, ma può coprire tutti i ruoli. Ha una caratteristica: quando ti punta, ti disintegra. Ha un repertorio straordinario, sta imparando a giocare con e per la squadra, a quell’età non può che crescere. E se il maestro si chiama Gasperini, ci sarà sempre una ramanzina in più se ipoteticamente lui dovesse montarsi la testa. Ma non è certo il caso del nostro amico gambiano.
Barrow è arrivato in Italia giovanissimo. L’ennesima intuizione dell’avvocato Luigi Sorrentino, di stanza a Udine ma che trascorre buona parte dell’anno in missione. A caccia di talenti, quelli giusti e non taroccati, quelli che possono fare la fortuna delle società che se ne accorgono. E che magari non sprecano milioni su milioni soltanto per illudersi di aver trovato un fenomeno. Perché con i presunti campioncini spesso resti a spesso, mentre puoi sbancare se hai le referenze giuste, gli osservatori che verificano live e non accomodati su una poltrona, gli informatori selezionati. L’Atalanta è perfetta sotto questo punto di vista perché coccola gli italiani a Zingonia e poi in giro per il mondo si muove soltanto dopo aver fatto la migliore selezione possibile. Complimenti.

musa barrow
Foto ANSA/ANGELO CARCONI

Ora è proibito dare una valutazione a Barrow. Non caschiamo nella trappola di chi spara sentenze dopo due o tre partite fatte bene. Nel caso specifico siamo dinanzi a una gazzella appena nata, calcisticamente parlando, con margini enormi per poter diventare un top. Quindi diciamo così proprio perché qualsiasi valutazione potrebbe essere smentita dalle prossime evoluzioni. E la stessa Atalanta prima di mettere sul mercato un gioiello del genere, vuole giustamente assistere alla maturazione e quindi alla lievitazione del cartellino. C’è già chi si è mosso, per esempio il Borussia Dortmund letteralmente stregato da questo ragazzo che spacca le partite. Perché Barrow è così: quando non segna assiste e quando assiste crea un’impressionante superiorità numerica. Basta e avanza questo dettaglio per potersi mettere alla finestra in attesa delle ulteriori, prevedibili, evoluzioni del nostro amico. La traccia è il Dortmund, soltanto una traccia, con la possibilità che molto presto anche le big italiane – se non lo hanno già fatto – possano accendere i riflettori. E sappiamo bene con quali club l’Atalanta abbia da tempo allacciato rapporti privilegiati.

Bel tempo sul cielo di Bergamo. Fulmine Barrow e cielo splendente: non è una contraddizione. Anzi, è il piacevole panorama di casa Percassi.