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Il giorno in cui Vladimir Putin divenne imperatore di Russia

La cerimonia d’insediamento del quarto mandato di Putin alla salda guida della Russia sarà ricordata per uno dei pochi bagni di folla che il presidente si è concesso per mettere a tacere le proteste a Mosca di domenica 6 maggio, caratterizzate dall’alto numero di arresti.

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5mila persone hanno assistito, all’interno delle Mura rosse del Cremlino, alla “incoronazione” di Vladimir Vladimirovič Putin a zar e imperatore della nuova Russia. Tra gli ospiti da segnalare ci sono stati l’attore americano Steven Seagal e l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schroeder. Assente, per ovvie ragioni, Silvio Berlusconi, presente invece alla cerimonia del 2012.

L’incarico, che si esaurirà nel 2024, segnerà il potere trentennale dell’ex uomo forte del Kgb alla guida di una nazione che sta cercando (e trovando) il suo posto nel nuovo sistema mondiale, a fianco di potenze come Stati Uniti e Cina.

Nonostante le gravi difficoltà economiche, Putin ha lanciato chiari messaggi al suo paese: “Una nuova qualità della vita, del benessere, della sicurezza e della salute delle persone, questo è ciò che è di primaria importanza oggi“. In sintesi, prima di guardare fuori da Mosca, la priorità sarà risolvere i problemi interni.

Con molta enfasi retorica, il nuovo zar di Russia ha cercato di fornire chiari propositi di pace: “Siamo aperti al dialogo insieme ai nostri partner. Saranno promossi attivamente i progetti di integrazione per incrementare il business, le relazioni umanitarie, culturali e scientifiche. Ci poniamo a favore di una cooperazione paritaria e reciprocamente vantaggiosa con tutti i paesi nell’interesse della pace e della stabilità globale“.

Visti gli ultimi dossier sulla Siria, almeno a livello internazionale non sembra che gli auspici per la pace e la stabilità globale troveranno un riscontro concreto.

(Foto credits: Ansa)