Il rebus di Mattarella: a giugno non si vota, si rafforza l’ipotesi del governo a tempo

di Redazione | 01/05/2018

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«Andiamo al voto il prima possibile», ha ripetuto stamattina Luigi Di Maio su Facebook ribadendo l’invito che ieri ha rivolto in video al leader della Lega Matteo Salvini. Il capo politico del M5S chiede l’appoggio della Lega per elezioni subito, da svolgersi a giugno, in quello che viene definito un «ballottaggio» tra «restaurazione» e «rivoluzione», in una sorta di nuova sfida ai partiti tradizionali, immaginando di replicare il boom di consensi del 4 marzo. L’ipotesi è senz’altro suggestiva, dal suo punto di vista. Ma irrealistica. Il rebus per la formazione di una nuova maggioranza parlamentare e la nascita di un governo orienta infatti verso altre soluzioni. Gli ultimi retroscena su umori e pensieri del Quirinale e degli sherpa in contatto con il Colle inducono a pensare che al voto non si andrà in pochi mesi. Non prima dell’autunno. E che si lavora ad un esecutivo a tempo.

I grandi nodi restano ancora irrisolti. Se da una parte il Movimento 5 Stelle resta arroccato con il suo no ad alleanze e il sì a contratti di governo già bocciati a destra e a sinistra, qualcuno dovrà pur cedere tra leghisti (contrari ad intese con il Pd e Renzi) e il Pd stesso (diviso tra chi auspicava l’apertura di una trattativa con i grillini e chi rivolge lo sguardo al centrodestra). Secondo Repubblica anche il terzo forno auspicato da Matteo Renzi domenica sera in tv, quello del governo di centrodestra legato a un progetto di riforma costituente con un sostegno esterno dei Dem, ha pochissime chance. All’ipotesi lavorano Silvio Berlusconi e Gianni Letta, in contatto con il renzianissimo Luca Lotti. Ma non soddisfa i paletti fissati da Sergio Mattarella.

Il governo di minoranza

Il presidente della Repubblica non è intenzionato a dare un incarico a Salvini o a un altro leader di centrodestra senza numeri, consentendogli cioè solo successivamente di andare a verificare dopo in Parlamento. E per avere una maggioranza servirebbe un gruppo parlamentare del centrosinistra disposto a scindersi. O la rimozione da parte della Lega del veto sul Pd. Altra strada impegnativa. I tre gruppi del centrodestra, Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia valgono 127 voti al Senato, dove la soglia della maggioranza assoluta è fissata a quota 161, e 261 alla Camera, dove la soglia della sicurezza numerica è a quota 316.

Il governo del Presidente

Senza voto in estate – ipotesi più realistica – il capo dello Stato, in assenza di maggioranze, potrebbe affidare l’incarico a un tecnico per un governo istituzionale e balneare, forse in grado di arrivare a fine anno. L’obiettivo per il Quirinale è di non sciogliere le Camere prima di agosto per poi rivotare ad ottobre, ma di giungere a dicembre con un esecutivo in grado di mettere a punto una legge di Bilancio.

Che lo schema ipotizzato da Renzi e gradito a Berlusconi e Letta sia poco condivisibile viene confermato anche dal Corriere della Sera, che evidenzia come la mossa dell’ex premier sia parsa come un tentativo di sviare l’accusa rivolta al Pd di voler solo dire di no alle varie soluzioni per un governo. Una riforma condivisa da centrodestra e centrosinistra, oltretutto, finirebbe quasi certamente per essere sottoposta a un referendum. Il presidente della Repubblica farà sapere il suo parere nella giornata di venerdì.

(Foto: il presidente della Repubblica Sergio Mattarella durante il suo intervento per la celebrazione della Festa del Lavoro.
Credit immagine: ANSA / FRANCESCO AMMENDOLA UFFICIO STAMPA PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA)