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Di Maio e i conti sbagliati sulle regionali del Molise

Luigi Di Maio ha commentato i risultati delle elezioni regionali in Molise. Il capo politico del M5S ha espresso soddisfazione per la percentuale elevata ottenuta dal candidato presidente dei Cinque Stelle.« Il nostro Andrea Greco, da solo, supera il 38%. Il MoVimento 5 Stelle si conferma anche in Molise prima forza politica della Regione», attaccando in particolare la grande ammucchiata che ha garantito il successo al centrodestra.

 

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Di Maio e i conti sbagliati sulle regionali del Molise

 

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L’enfasi sulla differenza tra voto di singola lista e coalizione che il M5S usa sempre quando perde alle elezioni amministrative è però eccessiva. Alle regionali, come alle comunali, gli elettori eleggono direttamente un presidente e un sindaco, e la scelta di farsi sostenere da una o più liste in sé non è decisiva, come dimostrano i diversi sindaci eletti dai Cinque Stelle. Appare però davvero forzato assegnare al M5S il voto del candidato presidente Andrea Greco – 38% -mentre per Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia Di Maio conteggia solo il dato ottenuto al Consiglio regionale.  «Donato Toma era sostenuto da una coalizione composta da 9 liste, di queste nemmeno una è riuscita a raggiungere il 10% dei voti. I partiti che insieme rappresentano il centrodestra a livello nazionale – Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia – insieme superano appena il 22%», scrive il capo politico del M5S.

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In realtà Di Maio omette, volutamente, almeno due liste collegabili a Forza Italia, che hanno  preso, sommate, oltre il 10%. Si tratta di Popolari per l’Italia fondata dall’ex ministro della Difesa Mario Mauro, che nel 2017 era rientrato in Forza Italia, e la lista dell’ex presidente Iorio. L’Udc alle elezioni regionali in Molise ha preso il 5%, e anch’essa andrebbe sommata al centrodestra nazionale visto che aveva fatto parte della coalizione che ha preso il 37% alle politiche 2018.

 

Il centrodestra, se conteggiato più correttamente come coalizione, supera quindi il M5S in Molise piuttosto nettamente nel voto per il consiglio regionale, mentre alle politiche del 4 marzo i Cinque Stelle avevano quasi doppiato la alleanza formata da Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia e Noi con l’Ialia. In voti assoluti questo dato è evidente: il centrodestra supera i 70 mila voti – o i 60 mila se si tolgono i consensi della lista dell’ex presidente del Consiglio regionale Cotugno – con un aumento rispetto ai 51 mila presi alle politiche 2018. Il M5S passa da quasi 80 mila voti assoluti a poco meno di 65 mila, conteggiando i dati del candidato presidente.

 

Di Maio si ritiene confermato dal voto del Molise

Di Maio scrive che «questo risultato è la dimostrazione che una larga parte del Paese ci chiede con forza di archiviare la vecchia politica e di far partire un governo del cambiamento. Non intendo lasciare questa richiesta inascoltata. Rimaniamo concentrati su questo obiettivo, fiduciosi di poter arrivare a dare al Paese un governo che finalmente lavori per i cittadini». Si tratta di una opinione rispettabile, ma certo non corroborata dal voto delle elezioni regionali in Molise, quantomeno se interpretato come conferma del ruolo del M5S come prima forza politica in regione. Enrico Mentana ha correttamente spiegato ai tanti sostenitori del M5S che evidenziano come siano stati la lista più votata che  «ricordo a tutti che nelle elezioni regionali si elegge direttamente un governatore: invece si vogliono misurare i voti di lista proporzionali. È come se in campionato contasse la classifica dei cannonieri».