Katia, 31 anni, salvata dopo 50 arresti cardiaci in sei giorni

di Redazione | 17/04/2018

arresti cardiaci

Salvata dopo 50 arresti cardiaci in appena sei giorni, tra il 31 marzo e il 5 marzo, con un delicatissimo intervento mai eseguito prima. E dopo essere stata trasportata da Napoli a Milano su un aereo militare, messo a disposizione dalla Regione Campania. È l’incredibile e sofferta, ma a lieto fine, esperienza vissuta da Katia, una donna di 31 anni, madre di una bimba di tre mesi, che sembrava non avere speranze di vita e che invece ce l’ha fatta grazie ad uno straordinario lavoro di due team di medici distanti un migliaio di chilometri. La sua storia viene raccontata oggi dalle pagine milanesi del Corriere della Sera in un articolo a firma di Simona Ravizza.

Katia, salvata dopo 50 arresti cardiaci in sei giorni e un volo da Napoli a Milano

I rischi di perdere la paziente erano molto alti. Katia aveva un’aritmia devastante, aveva attacchi cardiaci anche a distanza di 15 minuti. Quando la situazione si è aggravata i medici dell’Ospedale del Mare di Napoli hanno inviato via mail gli elettrocardiogrammi a un collega napoletano al lavoro da anni a Milano, Calo Pappone. C’è stato un confronto e poi la decisione di trasferire la paziente al Policlinico San Donato. La Regione Campania ha messo a disposizione un aereo militare con un team di rianimatori per affrontare i numerosi arresti cardiaci durante il volo. Quando il velivolo è arrivato all’aeroporto di Linate ad attendere Katia c’era già una squadra di anestesisti con l’ambulanza, pronta a correre in ospedale.

Come spiegato dal medico Pappone e riportato dal Corriere della Sera, la donna ha avuto «una fibrillazione ventricolare provocata da cellule impazzite nel sistema elettrico del cuore». È stata quindi eseguita un’ablazione particolare e complicata, con l’introduzione di un catetere all’interno del cuore in modo da far passare corrente elettrica per distruggere le cellule responsabili dell’aritmia. Si tratta di un intervento già eseguito nel mondo, ma negli altri casi «il bersaglio era fisso e la fibrillazione era avvenuta in precedenza». Fortunatamente tutto è andato per il meglio. La paziente poteva subire, per i numerosi arresti cardiaci, dei danni al cervello, ma non ci sono state conseguenze neurologiche. Il marito Fabio sottolinea che due équipe lontane mille chilometri «hanno salvato» Katia «da una morte certa». E lei, intanto, dice di vivere ora «una nuova vita». «Sono felice di poter crescere mia figlia».

(Foto generica di medici durante un intervento in una sala operatoria. Fonte: archivio Ansa)

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